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Il Creditore che Può Dire No, e Deve Dire Perché
Siena, il Campo — sera di sabato 10 ottobre 2026
Dove nel 1472 nacque un Monte per prestare ai poveri sulla parola e su un pegno, e dove si capisce perché «credito» venga da «credere»: il creditore bancario che sospende una linea, che classifica una posizione, che siede o non siede al tavolo del pool, e che il Codice della Crisi obbliga a motivare — mentre la vigilanza detta le regole e il giudice controlla che le abbia davvero applicate.
✠ AI LETTORI ✠
Sei domeniche fa l’attestatore, a Venezia, e la Prudenza. Cinque domeniche fa l’esperto, a Bergamo, e la Giustizia. Quattro domeniche fa il sindaco, a San Gimignano, e la Fortezza. Tre domeniche fa il curatore, a Orvieto, e la Temperanza. Due domeniche fa il commissario giudiziale, a Genova, e la Vigilanza. Domenica scorsa il giudice, a Padova, e la Misura.
Stasera il settimo protagonista, quello che in tutte le crisi d’impresa c’è sempre, anche quando nessuno lo nomina: il creditore bancario. E porta con sé una virtù che sta dentro la sua stessa parola — la Fiducia.
Credito viene da credere. La banca che concede una linea affida, non regala: si fida che le somme torneranno.
Quando la crisi arriva, la domanda non è se la banca debba perdere quella fiducia, perché la perderà, ma come, in che tempi, con quali ragioni scritte e davanti a chi.

