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Il Giudice che Deve Misurare Senza Riscrivere
Padova, la Torre dell’Orologio — sera di sabato 3 ottobre 2026
Dove un orologio astronomico segna da secoli le ore, i mesi e il cammino del sole senza decidere un’ora al posto di nessuno, e dove si capisce perché il Codice della Crisi affidi al giudice il controllo della fattibilità giuridica e lasci ai creditori quella economica — e perché il tempo del Tribunale non sarà mai il tempo dell’impresa.
✠ AI LETTORI ✠
Cinque domeniche fa l’attestatore, a Venezia, e la Prudenza. Quattro domeniche fa l’esperto, a Bergamo, e la Giustizia. Tre domeniche fa il sindaco, a San Gimignano, e la Fortezza. Due domeniche fa il curatore, a Orvieto, e la Temperanza. Domenica scorsa il commissario giudiziale, a Genova, e la Vigilanza.
Stasera il sesto protagonista, il più scomodo da raccontare, perché è l’unico che alla fine decide: il giudice. E porta con sé una virtù tutta sua, più antica dei codici e dei tribunali — la Misura.
Si chiama giudice della crisi, e nel concordato preventivo ha un compito che i manuali riassumono in una riga e la prassi complica in mille: controllare, e poi fermarsi.
Non amministra, non propone, non vota.

