Quando un'impresa i cui debiti sono già classificati come UTP presso la banca creditrice decide di accedere alla Composizione negoziata, si crea una situazione di coordinamento necessario tra due processi paralleli: la gestione interna del credito deteriorato da parte della banca, e il percorso di risanamento guidato dall'esperto nominato dalla commissione camerale.
Nella pratica, la classificazione UTP già esistente spesso facilita, più che ostacolare, l'apertura di un dialogo costruttivo nella Composizione negoziata: la banca ha già riconosciuto internamente la difficoltà dell'impresa, e la struttura interna dedicata alla gestione degli UTP è tipicamente più preparata a valutare proposte di ristrutturazione rispetto a un gestore ordinario del rapporto di credito.
L'esperto nominato nella Composizione negoziata deve in questi casi coordinarsi efficacemente con il gestore UTP della banca, comprendendo i vincoli interni — spesso di natura prudenziale e regolamentare — che condizionano la flessibilità della banca nell'accettare determinate condizioni di ristrutturazione del credito.
Un elemento che spesso facilita l'esito positivo di questo coordinamento è la tempestività: quando l'impresa accede alla Composizione negoziata in una fase ancora relativamente precoce della classificazione UTP, prima che il credito scivoli ulteriormente verso la classificazione più grave di sofferenza, i margini di manovra per una ristrutturazione concordata restano significativamente più ampi.
