Per anni il rapporto fra grandi banche europee e cripto-attività è stato una storia di distanza prudente. Le banche guardavano, studiavano, lanciavano progetti pilota e dichiaravano che il settore era troppo rischioso, troppo opaco, troppo poco regolato. Il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività, il MiCAR, ha tolto uno di questi argomenti. Le notizie delle ultime settimane suggeriscono che anche gli altri stanno cedendo.
Che cosa prepara UniCredit
Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale di settore, UniCredit sta pianificando un'estensione significativa dei propri servizi nel campo delle cripto-attività: custodia, intermediazione in cripto-attività, prodotti di investimento tokenizzati, titoli a reddito fisso tokenizzati e servizi collegati alle stablecoin, con modalità per offrire ai clienti un'esposizione alle cripto-attività. L'orientamento indicato è verso la clientela professionale e aziendale. Le trattative per la scelta del fornitore tecnologico sarebbero in una fase iniziale, senza una data di completamento (da verificare tempi e perimetro nelle comunicazioni ufficiali della banca).
Non si parte da zero. Nel luglio 2025 UniCredit aveva introdotto per i clienti professionali italiani un prodotto strutturato denominato in dollari collegato al fondo quotato di BlackRock sul bitcoin. Nella stessa settimana in cui è emersa la notizia, la banca avrebbe acquisito una partecipazione di minoranza in VC Trade, piattaforma tedesca attiva nei finanziamenti. E, secondo le stesse fonti, alla fine del 2025 è stato emesso in Italia il primo minibond tokenizzato su una blockchain pubblica.
Il consorzio: 37 banche per una moneta tokenizzata
L'iniziativa individuale si inserisce in un progetto collettivo. UniCredit fa parte di Qivalis, un consorzio di 37 banche di quindici Paesi europei, fra cui BNP Paribas, ING, Banca Sella, KBC, DekaBank, Danske Bank, SEB, CaixaBank, Raiffeisen Bank International, ABN AMRO, Rabobank, Nordea e Intesa Sanpaolo. Il progetto è una stablecoin in euro conforme al MiCAR. Qivalis opera come istituto di moneta elettronica sotto la vigilanza della banca centrale olandese; il lancio è previsto per la seconda metà del 2026, subordinato all'autorizzazione regolamentare. Ad aprile il consorzio ha scelto Fireblocks come fornitore dell'infrastruttura.
Il dato politico è evidente: le principali banche europee non vogliono lasciare il mercato delle monete tokenizzate agli emittenti non bancari, e in particolare alle stablecoin in dollari che oggi dominano le transazioni.
Il quadro giuridico: tre regimi da tenere distinti
Chi legge queste notizie rischia di confondere strumenti che il diritto europeo tratta in modo molto diverso. Conviene separarli.
I servizi per le cripto-attività. Custodia e amministrazione di cripto-attività per conto dei clienti, ricezione e trasmissione di ordini, esecuzione, collocamento, consulenza: sono servizi disciplinati dal MiCAR, il regolamento (UE) 2023/1114. Chi li presta professionalmente deve essere autorizzato come prestatore di servizi per le cripto-attività. Per gli enti creditizi il regolamento prevede una via semplificata: possono prestare questi servizi notificando all'autorità competente le informazioni richieste, senza una nuova autorizzazione completa, perché sono già soggetti a vigilanza prudenziale. È questa la porta attraverso cui una banca come UniCredit entra nel settore.
Le monete tokenizzate. Una stablecoin ancorata a una sola valuta ufficiale è, nella terminologia del MiCAR, un token di moneta elettronica. Può essere emessa soltanto da un ente creditizio o da un istituto di moneta elettronica, e il detentore ha diritto al rimborso al valore nominale in qualsiasi momento. È il regime scelto da Qivalis. La differenza rispetto alle stablecoin non europee non è tecnologica, è giuridica: il diritto al rimborso e la vigilanza sull'emittente.
Gli strumenti finanziari tokenizzati. Un'obbligazione, un minibond o una quota di fondo resi in forma di token non diventano cripto-attività ai fini del MiCAR. Restano strumenti finanziari, soggetti alla disciplina dei mercati finanziari e, in Italia, alle regole sull'emissione in forma digitale su registri distribuiti introdotte nel 2023. Il MiCAR esclude espressamente dal proprio ambito gli strumenti finanziari. Un prodotto «tokenizzato» offerto a un cliente va quindi qualificato caso per caso: se è uno strumento finanziario, si applicano le regole di trasparenza, adeguatezza e conflitto di interessi dei servizi di investimento.
Le questioni aperte per chi usa questi servizi
L'ingresso delle banche nel settore porta con sé vantaggi evidenti per i clienti: controparti vigilate, integrazione con i conti tradizionali, procedure antiriciclaggio consolidate. Ma apre anche questioni che le imprese e i professionisti dovrebbero porsi prima di aderire.
La separazione patrimoniale. Il MiCAR impone ai prestatori di servizi di custodia di tenere le cripto-attività dei clienti separate dal proprio patrimonio, e stabilisce che non siano aggredibili dai creditori del prestatore. È la tutela più importante in caso di crisi della banca o del fornitore. Il cliente dovrebbe verificare come la separazione è organizzata in concreto, soprattutto quando la custodia tecnica è affidata a un fornitore terzo.
Il rischio operativo del fornitore tecnologico. Le banche non costruiscono da sole l'infrastruttura: si affidano a fornitori specializzati. La responsabilità verso il cliente resta della banca, ma la solidità del servizio dipende da una catena di contratti che il cliente non vede. La disciplina europea sulla resilienza operativa digitale del settore finanziario si applica anche a questi rapporti.
Il rischio di liquidità. Nel maggio scorso, secondo quanto riportato dalla stampa, Elena Carletti, vicepresidente del consiglio di amministrazione di UniCredit e presidente del comitato rischi, aveva messo in guardia sulle difficoltà di rispondere a situazioni di stress che coinvolgono depositi bancari collegati alle cripto-attività. È un avvertimento che proviene dall'interno della stessa banca, ed è il punto più delicato dal punto di vista prudenziale: i depositi legati al settore delle cripto-attività possono muoversi molto più rapidamente dei depositi tradizionali.
La qualificazione dei prodotti. Per un'impresa che investe la propria liquidità, la differenza fra un token di moneta elettronica, una cripto-attività non regolata come moneta e uno strumento finanziario tokenizzato è la differenza fra regimi di rimborso, di informazione e di tutela completamente diversi. Il contratto e la documentazione informativa devono chiarire in quale categoria ricade ciascun prodotto.
Che cosa cambia per le imprese
Per la tesoreria di un'impresa, la notizia ha una portata concreta. Una moneta tokenizzata in euro emessa da un consorzio di banche vigilate, se autorizzata e diffusa, potrebbe diventare uno strumento di regolamento dei pagamenti fra imprese: pagamenti programmabili, legati alla consegna di merci o all'avveramento di condizioni contrattuali, regolati in tempo reale anche fuori dagli orari dei sistemi tradizionali.
Le applicazioni più immediate riguardano la catena di fornitura, il finanziamento dei crediti commerciali e i pagamenti transfrontalieri. Ma ogni applicazione richiede di affrontare questioni che il diritto dei contratti conosce bene, in una forma nuova: che cosa succede se il pagamento automatico parte e la merce non è conforme, chi risponde di un errore nel codice che esegue il pagamento, quale giudice decide una controversia fra parti di Paesi diversi che hanno regolato su un registro distribuito.
Le regole che valgono anche fuori dal MiCAR
Il MiCAR non esaurisce la disciplina applicabile. Chi usa servizi per le cripto-attività, anche attraverso una banca, entra in un reticolo di norme che è bene conoscere prima, non dopo un controllo.
L'antiriciclaggio e la «travel rule». Il regolamento (UE) 2023/1113 ha esteso ai trasferimenti di cripto-attività l'obbligo, già previsto per i bonifici, di accompagnare ogni trasferimento con le informazioni sull'ordinante e sul beneficiario. Per un'impresa significa che ogni movimento verso o da un portafoglio esterno sarà tracciato con la stessa logica di un pagamento bancario, e che i trasferimenti verso portafogli non identificati potranno richiedere verifiche aggiuntive o essere bloccati. Chi immaginava le cripto-attività come uno spazio di riservatezza deve prendere atto che, dentro il perimetro bancario, quello spazio non esiste.
La fiscalità. Le plusvalenze su cripto-attività sono soggette a un regime specifico, con aliquote che la legislazione recente ha modificato, e gli obblighi di monitoraggio fiscale per le attività detenute riguardano anche le cripto-attività (da verificare, per ciascun contribuente, aliquote e obblighi dichiarativi vigenti per l'anno d'imposta). Per l'impresa, la contabilizzazione di cripto-attività in bilancio pone questioni di classificazione e valutazione che vanno impostate con il revisore prima dell'acquisto, non in sede di chiusura dell'esercizio.
La disciplina dei servizi di investimento. Quando il prodotto offerto è uno strumento finanziario tokenizzato, e non una cripto-attività, la banca deve applicare le regole sulla profilatura del cliente, sull'adeguatezza e sui conflitti di interessi. La clientela professionale gode di tutele ridotte rispetto alla clientela al dettaglio: un'impresa che accetta di essere classificata come professionale per accedere a un prodotto rinuncia a una parte di quelle protezioni, e dovrebbe farlo consapevolmente.
La resilienza operativa. Il regolamento europeo sulla resilienza operativa digitale impone agli enti finanziari di gestire i rischi informatici anche nei rapporti con i fornitori terzi di servizi tecnologici. Per un servizio di custodia di cripto-attività, dove la perdita delle chiavi crittografiche equivale alla perdita del bene, è la disciplina più rilevante di tutte, e il cliente ha interesse a sapere come la banca la applica al proprio fornitore.
L'angolo del Diavolo
Per dieci anni le grandi banche hanno spiegato ai propri clienti che le cripto-attività erano pericolose. Ora si preparano a custodirle, intermediarle e trasformare in token i propri prodotti. Non è incoerenza: è la conseguenza di un regolamento che ha trasformato un mercato da evitare in un mercato in cui è possibile operare con regole note.
La domanda utile, però, non è se le banche facciano bene a entrare. È se i clienti abbiano capito che cosa stanno comprando. Un token emesso da una banca non è automaticamente un deposito, non è automaticamente coperto dalle stesse garanzie, e non è automaticamente soggetto alle stesse regole. E quando la stessa vicepresidente della banca avverte che i depositi collegati alle cripto-attività sono difficili da gestire sotto stress, il cliente prudente dovrebbe leggere quell'avvertimento come l'informazione più importante del prospetto. Il marchio della banca riduce molti rischi. Non riduce quello di non aver letto il contratto.
