I mutui denominati in valuta estera, in particolare quelli sottoscritti in franchi svizzeri da consumatori italiani negli anni in cui questa valuta offriva tassi di interesse nominalmente più bassi dell'euro, hanno prodotto un contenzioso significativo legato al rischio di cambio.
Il problema centrale riguarda l'adeguatezza dell'informazione fornita al momento della sottoscrizione: molti consumatori non erano pienamente consapevoli che un apprezzamento della valuta estera rispetto all'euro avrebbe fatto crescere in modo significativo sia il capitale residuo sia le rate da pagare, calcolate in franchi ma pagate convertendo da reddito in euro.
La giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha progressivamente rafforzato la tutela del consumatore in questi casi, richiedendo che l'informativa precontrattuale sul rischio di cambio sia chiara, comprensibile e accompagnata da esempi concreti degli scenari sfavorevoli possibili, non limitata a un generico avvertimento formale.
Chi ha sottoscritto un mutuo in valuta estera senza un'informativa adeguata su questo specifico rischio ha, secondo questo orientamento, margini concreti per contestare la validità della clausola di indicizzazione valutaria, con possibili conseguenze significative sulla rideterminazione dell'intero piano di rimborso.
