Prima dell'introduzione del Codice della crisi, chi non aveva alcun patrimonio da offrire ai creditori restava di fatto escluso da qualsiasi via di liberazione dai propri debiti: le procedure richiedevano sempre un minimo di attivo da distribuire.
L'esdebitazione del debitore incapiente ha colmato questa lacuna: permette la liberazione dai debiti residui anche in totale assenza di patrimonio aggredibile, purché il debitore sia meritevole e non abbia già beneficiato dello stesso istituto in precedenza.
La legge prevede però un meccanismo di controllo successivo: se nei quattro anni successivi all'esdebitazione il debitore torna a produrre reddito o acquisisce nuovo patrimonio in misura significativa, deve destinarne una parte ai creditori originari, secondo un meccanismo di riparto successivo.
Questo bilanciamento tra liberazione immediata e obbligo di solidarietà futura è pensato per evitare che l'esdebitazione dell'incapiente diventi uno strumento di elusione sistematica dei debiti, pur mantenendo la finalità sociale di dare una seconda possibilità a chi si trova genuinamente senza risorse.
