Il tasso soglia usura non è un numero fisso stabilito una volta per tutte: viene ricalcolato trimestralmente dal Ministero dell'Economia e delle Finanze sulla base delle rilevazioni statistiche condotte dalla Banca d'Italia sui tassi medi effettivamente praticati dal mercato per ciascuna categoria di operazione.
Il meccanismo di calcolo parte dal tasso effettivo globale medio, rilevato per categorie omogenee di operazioni — mutui, aperture di credito, credito al consumo — a cui si applica una maggiorazione percentuale fissata dalla legge per determinare la soglia oltre la quale un tasso diventa usurario.
La categorizzazione dell'operazione è spesso il punto tecnico più delicato: un tasso che appare lecito se confrontato con la soglia sbagliata può risultare usurario se ricondotto alla categoria corretta, ed è un errore che si verifica più spesso di quanto si pensi anche nella prassi bancaria.
Un aspetto tecnico controverso riguarda l'inclusione, nel calcolo del tasso effettivo da confrontare con la soglia, di costi accessori come le commissioni di massimo scoperto o i premi assicurativi collegati al finanziamento: la loro inclusione o esclusione può fare la differenza tra un tasso lecito e uno penalmente rilevante.
