L'uso di holding costituite in giurisdizioni come il Lussemburgo o i Paesi Bassi, storicamente associato alle grandi multinazionali per ottimizzare la propria struttura fiscale internazionale, sta diventando un tema sempre più concreto anche per PMI italiane in fase di espansione internazionale.
I vantaggi tradizionalmente associati a queste giurisdizioni includono un regime fiscale favorevole sulla distribuzione dei dividendi tra società del gruppo, una rete di trattati contro la doppia imposizione particolarmente ampia, e una maggiore familiarità di investitori e partner internazionali con questi ordinamenti societari.
I rischi da considerare con attenzione, specie dopo il rafforzamento delle norme antiabuso a livello europeo, riguardano il requisito di sostanza economica reale nella giurisdizione estera: una holding che esiste solo sulla carta, senza personale, uffici e decisioni gestionali effettivamente prese in loco, rischia di vedersi disconoscere i vantaggi fiscali dalle autorità italiane o europee.
Per un gruppo di dimensioni medie che valuta questa strada, la decisione richiede sempre un'analisi costi-benefici concreta: i costi di mantenimento di una struttura con sostanza reale all'estero possono superare i vantaggi fiscali ottenibili, specie quando il volume di operazioni internazionali del gruppo non giustifica ancora una struttura così articolata.
