Una delle fonti più frequenti di conflitto nelle holding di famiglia riguarda la ripartizione dei poteri tra il consiglio di amministrazione, spesso composto dai membri più attivi nella gestione operativa, e l'assemblea dei soci, che può includere anche eredi non coinvolti direttamente nel management.
Lo statuto della holding può riservare specifiche decisioni strategiche — investimenti oltre una certa soglia, cessione di partecipazioni rilevanti, distribuzione degli utili — alla competenza esclusiva dell'assemblea, anche quando la legge le consentirebbe di essere delegate al consiglio di amministrazione.
Un meccanismo spesso utilizzato nelle holding familiari più strutturate è la previsione di maggioranze qualificate per le decisioni più delicate, che impediscono a una singola componente familiare di imporre unilateralmente scelte strategiche senza un consenso più ampio tra i rami della famiglia.
La chiarezza su questi meccanismi, definita quando i rapporti familiari sono ancora sereni, riduce in modo significativo il rischio di stalli decisionali nei momenti di maggiore tensione, che nelle holding familiari coincidono spesso con il momento del passaggio generazionale stesso.
