Il golden power italiano, introdotto per proteggere gli asset strategici nazionali da acquisizioni potenzialmente pregiudizievoli per la sicurezza e gli interessi essenziali dello Stato, ha visto un'espansione progressiva e significativa del proprio perimetro applicativo nel corso degli anni.
Nella sua concezione originaria, la disciplina si concentrava principalmente sui settori della difesa e della sicurezza nazionale, dove la logica di protezione da interferenze straniere era più immediatamente intuitiva e storicamente consolidata anche in altri ordinamenti europei.
Nel tempo, il perimetro si è esteso a energia, trasporti, comunicazioni, e più recentemente a tecnologie critiche come l'intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori e le tecnologie quantistiche, riflettendo l'evoluzione delle preoccupazioni geopolitiche legate alla sicurezza degli approvvigionamenti tecnologici strategici.
L'inclusione, più recentemente, della sicurezza economica e finanziaria tra i criteri di valutazione rappresenta l'ultimo passo di questa evoluzione, e segnala una tendenza destinata probabilmente a proseguire: il perimetro del golden power tende storicamente ad espandersi in risposta a nuove percezioni di vulnerabilità strategica, non a contrarsi, un elemento che chi struttura operazioni cross-border su asset italiani deve considerare come tendenza di fondo, non come eccezione temporanea.
