La concessione abusiva di credito è la fattispecie con cui la giurisprudenza sanziona il comportamento di una banca che continua a finanziare un'impresa nonostante disponga, o dovrebbe disporre secondo la diligenza professionale richiesta, di elementi evidenti sul suo stato di insolvenza ormai irreversibile.
Il fondamento di questa responsabilità sta nel fatto che il credito bancario, in una situazione di insolvenza conclamata, non serve a salvare l'impresa ma solo a ritardarne artificiosamente il collasso, aggravando nel frattempo il danno per gli altri creditori che, ignari della reale situazione, continuano a fare affidamento sull'apparente solvibilità mantenuta in vita dal credito bancario.
Le azioni per concessione abusiva di credito vengono tipicamente promosse dal curatore nella liquidazione giudiziale successiva, in nome della massa dei creditori danneggiati, o in alcuni casi direttamente da singoli creditori che dimostrano un pregiudizio specifico collegato alla prosecuzione artificiale del credito.
La prova di questa responsabilità richiede la dimostrazione che la banca fosse concretamente consapevole, o gravemente negligente nel non accorgersi, dello stato di insolvenza già irreversibile dell'impresa al momento in cui ha continuato a erogare credito, un accertamento tecnico complesso che richiede quasi sempre una ricostruzione puntuale della situazione finanziaria dell'impresa nel periodo contestato.
