Nei finanziamenti a tasso variabile, il costo del denaro per il cliente è normalmente determinato dalla somma di un parametro di riferimento di mercato — storicamente l'Euribor, oggi affiancato da altri indici di riferimento — e uno spread fisso applicato dalla banca.
La legge sulla trasparenza bancaria richiede che lo spread sia indicato in modo chiaro e specifico nel contratto, non genericamente rinviato a condizioni economiche pubblicate altrove o soggette a modifica unilaterale non adeguatamente comunicata.
Quando lo spread non risulta chiaramente determinato o determinabile nel testo contrattuale, la giurisprudenza ha in diversi casi applicato il principio della nullità della clausola relativa al tasso, con la conseguente applicazione del solo tasso sostitutivo previsto dalla normativa di riferimento, generalmente più favorevole al cliente.
Questo profilo di contestazione, tecnicamente più semplice da verificare rispetto ad altri aspetti del contenzioso bancario, richiede comunque un'analisi puntuale del testo contrattuale specifico, perché la formulazione delle clausole di determinazione del tasso varia significativamente da un istituto all'altro e da un'epoca all'altra.
