La newsletter ANCE della settimana 19-23 ottobre 2026 ha segnalato una recente pronuncia della quinta sezione del Consiglio di Stato, dell'8 ottobre 2026, secondo cui, se la legge di gara richiede l'asseverazione del piano economico-finanziario, la sua mancanza porta all'annullamento dell'aggiudicazione. Nella stessa rassegna, una seconda pronuncia di inizio ottobre ha chiarito che, se l'offerta indica un costo della manodopera più basso di quello stimato, si ripete la verifica di anomalia invece di escludere automaticamente il concorrente.
Due indicazioni diverse, un messaggio comune per chi lavora in project finance: il piano economico-finanziario non è un allegato, è l'offerta.
Il punto merita attenzione perché, nella prassi, il piano economico-finanziario viene spesso preparato per ultimo, quando progetto e bozza di convenzione sono già definiti, e asseverato in fretta a ridosso della scadenza. È un errore di metodo prima ancora che di forma: il piano è il documento che dice se il progetto sta in piedi.
Il piano economico-finanziario nel Codice dei contratti
Il d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36, disciplina la finanza di progetto all'articolo 193. La proposta dell'operatore economico deve contenere, tra l'altro, un progetto di fattibilità, una bozza di convenzione e un piano economico-finanziario asseverato dai soggetti abilitati indicati dalla norma, tra cui le banche e gli intermediari finanziari vigilati e le società di revisione.
L'asseverazione non è una formalità notarile. Attesta la coerenza e l'equilibrio del piano: che i ricavi previsti coprano costi, investimenti e servizio del debito, e che le ipotesi siano sostenibili. È il documento su cui l'amministrazione valuta la bancabilità del progetto e su cui, più tardi, i finanziatori costruiranno la propria due diligence.
Il piano, a sua volta, è il presupposto dell'equilibrio economico-finanziario della concessione, cioè della condizione che la disciplina dei contratti di partenariato pone al centro dell'intero rapporto. Se in corso di esecuzione intervengono eventi non imputabili al concessionario che alterano quell'equilibrio, è al piano originario che si guarda per misurare lo scostamento e per discuterne il riequilibrio. Un piano debole oggi è una pretesa debole domani.
Perché la mancanza è fatale
Se il bando richiede l'asseverazione, la sua assenza non è un vizio sanabile con il soccorso istruttorio quando riguarda il contenuto dell'offerta economica e non un mero elemento documentale. È questo il punto che la pronuncia segnalata sembra confermare: l'aggiudicazione fondata su un piano non asseverato è esposta all'annullamento.
Per chi partecipa, la conseguenza è che l'asseverazione va pianificata nei tempi della gara, con un soggetto abilitato che abbia il tempo di esaminare davvero il piano. Per chi è secondo in graduatoria, è un profilo da verificare sempre nella documentazione dell'aggiudicatario.
C'è anche un rischio meno evidente: l'asseverazione formalmente presente ma resa da un soggetto non abilitato, o riferita a una versione del piano diversa da quella depositata. Sono vizi che emergono solo leggendo con attenzione gli atti, e che un concorrente attento non trascura.
La manodopera: verifica, non esclusione automatica
La seconda indicazione riguarda il costo della manodopera. Il Codice impone di indicarlo separatamente e la stazione appaltante deve verificarne la congruità. Un valore inferiore alle stime non comporta automaticamente l'esclusione: apre un contraddittorio sull'anomalia, in cui l'operatore può dimostrare la sostenibilità dell'offerta.
Il sistema del Codice è costruito così: i costi della manodopera stimati dalla stazione appaltante sono scorporati dall'importo soggetto a ribasso, ma resta ferma la possibilità per l'operatore di dimostrare che il proprio ribasso deriva da una più efficiente organizzazione aziendale. La dimostrazione, però, va data con numeri: contratti applicati, organizzazione dei turni, produttività, investimenti in attrezzature.
In un'operazione di partenariato, dove il costo del lavoro pesa sulla gestione per molti anni, questa verifica incide direttamente sull'equilibrio del piano economico-finanziario. Un costo del lavoro sottostimato non è solo un rischio di esclusione: è un buco che si apre nel piano al primo rinnovo contrattuale.
Che cosa guardano i finanziatori
Il piano asseverato è anche il primo documento che una banca leggerà quando il progetto cercherà il finanziamento. Coefficienti di copertura del debito, ipotesi di domanda, durata della concessione rispetto a quella del finanziamento, rischi allocati al concessionario: sono gli stessi elementi che decidono la bancabilità. Un piano costruito per vincere la gara e non per reggere il finanziamento rischia di produrre un'aggiudicazione che nessuno è disposto a finanziare.
Il rischio per l'amministrazione
La pronuncia segnalata interessa anche le stazioni appaltanti. Un'aggiudicazione annullata significa tempi persi, un contenzioso da gestire e, nei casi peggiori, un progetto che torna al punto di partenza quando le condizioni di mercato sono cambiate. Verificare con cura la presenza e la regolarità dell'asseverazione prima di aggiudicare costa poco; non farlo può costare un'opera.
Prima della gara: una lista di controllo
Chi prepara una proposta di finanza di progetto può ridurre il rischio con alcune verifiche semplici. Controllare che il soggetto asseveratore rientri fra quelli indicati dalla norma e dalla legge di gara. Fissare una data interna di chiusura del piano che lasci all'asseveratore il tempo di un esame effettivo. Verificare che l'asseverazione richiami esattamente la versione del piano che verrà depositata. Allineare le ipotesi sul costo del lavoro con i contratti collettivi applicati e con l'organizzazione prevista. E conservare traccia delle analisi a supporto, perché saranno le prime a essere chieste se l'offerta verrà contestata.
Sono passaggi che richiedono giorni, non settimane. Ma sono quelli che, in contenzioso, separano un'aggiudicazione solida da una revocabile.
Che cosa portarsi a casa
Tre indicazioni, valide per chi prepara una proposta e per chi la contesta.
Il piano asseverato è parte dell'offerta. L'articolo 193 del d.lgs. 36/2023 lo richiede nella proposta di finanza di progetto.
L'asseverazione si pianifica, non si rincorre. Il soggetto abilitato deve avere il tempo di esaminare il piano, nella versione che verrà depositata.
Il costo del lavoro si difende nel contraddittorio. Un valore basso apre la verifica di anomalia, non l'esclusione automatica, ma va giustificato con numeri.
La lettura del reparto
Dopo la stagione del PNRR, il project finance torna a doversi reggere sui propri numeri. Le pronunce di questi mesi ricordano che i numeri, per reggere, devono essere certificati da chi ne risponde.
Chi prepara una proposta deve trattare il piano economico-finanziario come il cuore dell'operazione: lo leggeranno la stazione appaltante, i concorrenti e, prima o poi, le banche.
