Tra il 31 ottobre e il 1° novembre 2026 due fornitori di modelli generativi hanno reso pubblica la stessa scelta tecnica. Anthropic ha esteso una filigrana invisibile anche ai modelli Claude rilasciati prima del 2 agosto 2026; SpaceXSI, già xAI, ha indicato nella documentazione API che dal 7 novembre le risposte di sette modelli Grok saranno filigranate per impostazione predefinita, con la motivazione esplicita di rispettare l'AI Act. Un header della risposta segnala la marcatura; la disattivazione è possibile solo dichiarando un'eccezione di legge, e ogni modifica viene registrata.
Non è un dettaglio da ingegneri. È il primo segnale visibile di come un obbligo di trasparenza scritto in un regolamento europeo si traduce in un comportamento del prodotto.
Per due anni l'AI Act è stato discusso come un insieme di principi e scadenze. Con queste scelte diventa un parametro di configurazione: un valore predefinito che qualcuno ha deciso di accendere, e che qualcun altro, per spegnerlo, dovrà giustificare.
La norma: che cosa chiede l'articolo 50
Il Regolamento (UE) 2024/1689 dedica l'articolo 50 agli obblighi di trasparenza per alcuni sistemi di intelligenza artificiale.
Il paragrafo 2 riguarda i fornitori: chi immette sul mercato sistemi che generano contenuti sintetici audio, immagine, video o testo deve garantire che gli output siano marcati in un formato leggibile da una macchina e rilevabili come generati o manipolati artificialmente. Le soluzioni tecniche devono essere efficaci, interoperabili, solide e affidabili, nella misura in cui ciò sia tecnicamente possibile.
Il paragrafo 4 riguarda invece i deployer, cioè chi usa il sistema: chi pubblica testo generato o manipolato con l'AI allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico deve rendere noto che il contenuto è artificiale, salvo che il testo sia stato sottoposto a revisione umana o a controllo editoriale e che una persona fisica o giuridica ne abbia la responsabilità editoriale.
Secondo il calendario dell'articolo 113, gli obblighi dell'articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026. Le scelte di questi giorni si collocano dunque dopo l'entrata in applicazione, non prima.
Perché la marcatura arriva anche sui modelli già rilasciati
Il dettaglio più interessante della scelta di Anthropic è l'estensione ai modelli precedenti al 2 agosto. Il regolamento ragiona per immissione sul mercato e per messa a disposizione: un modello che continua a essere offerto dopo quella data continua a generare output, e quegli output ricadono nel perimetro della norma.
Per un fornitore, distinguere fra modelli "vecchi" e "nuovi" nella marcatura significherebbe gestire due regimi sullo stesso servizio, con il rischio di dover spiegare all'autorità perché una parte dei contenuti resti non rilevabile. Uniformare è la scelta prudente. Ed è, probabilmente, quella che seguiranno anche gli altri.
La debolezza tecnica è un problema giuridico
The Decoder, ripreso dalle fonti della settimana, ha osservato che la filigrana di Anthropic si indebolisce se si modificano i parametri di campionamento. È qui che il diritto e la tecnica si toccano.
L'articolo 50 non chiede una marcatura perfetta: chiede una marcatura solida "nella misura tecnicamente possibile", tenendo conto delle specificità dei diversi tipi di contenuto, dei costi di attuazione e dello stato dell'arte generalmente riconosciuto. Il fornitore che documenta i limiti della propria soluzione e il modo in cui li mitiga è in una posizione molto diversa da quello che non ne parla. La documentazione, ancora una volta, è la prima linea di difesa.
C'è anche un secondo profilo: il registro delle disattivazioni. Se la marcatura può essere spenta solo dichiarando un'eccezione, e ogni modifica viene tracciata, il fornitore si costruisce una prova di diligenza. Ma costruisce anche, per il cliente che dichiara l'eccezione, una traccia della sua scelta. Chi disattiva dovrà essere in grado di spiegare perché.
Che cosa cambia per chi usa l'AI, non per chi la costruisce
Il punto che interessa la maggior parte delle imprese italiane non è il paragrafo 2, è il paragrafo 4. Un'impresa che pubblica comunicati, newsletter o contenuti informativi generati con l'AI deve chiedersi se ricorre l'eccezione della revisione umana e della responsabilità editoriale.
L'eccezione non è una formula da scrivere in calce: presuppone un processo. Chi rivede, che cosa controlla, chi firma. Se quel processo non esiste, la filigrana del fornitore renderà comunque riconoscibile il testo, e l'assenza di dichiarazione diventerà un fatto accertabile.
Lo stesso vale per i professionisti. Pareri e atti redatti con l'ausilio di un modello e poi rivisti potrebbero, in futuro, risultare marcati. Una policy interna sull'uso dell'AI, con revisione umana sostanziale e dichiarazione d'uso quando opportuna, smette di essere un esercizio di stile.
Come si scrive una policy che regga
Una policy credibile non è lunga. Deve rispondere a quattro domande. Quali strumenti si usano e per quali attività. Chi è autorizzato a pubblicare un contenuto prodotto con l'AI. In che cosa consiste la revisione: verifica dei fatti, delle fonti, delle citazioni normative, non una semplice rilettura. Dove resta traccia di chi ha rivisto e quando.
Le stesse risposte servono anche fuori dall'AI Act: nei rapporti con i clienti, nella gestione della responsabilità professionale, nella tutela dei dati personali inseriti nei sistemi. Una sola procedura, scritta bene, copre più rischi.
Il rapporto con il diritto d'autore e con la reputazione
La marcatura ha anche effetti che il regolamento non dichiara ma che il mercato coglierà subito. Un testo riconoscibile come generato è un testo sul quale si apriranno domande di originalità, di paternità, di affidabilità. Per chi vende contenuti, consulenze o analisi, la questione non è solo di conformità: è di reputazione. Il cliente che scopre di aver pagato un testo generato senza revisione non si rivolgerà all'autorità di vigilanza. Cambierà fornitore.
Che cosa portarsi a casa
Tre indicazioni, valide per chi usa l'intelligenza artificiale per scrivere e pubblicare.
L'obbligo di marcatura è del fornitore. L'articolo 50, paragrafo 2, chiede output marcati e rilevabili, nei limiti dello stato dell'arte.
L'obbligo di dichiarazione è di chi pubblica. Per i testi di interesse pubblico serve trasparenza, salvo revisione umana e responsabilità editoriale reali (art. 50, par. 4).
La policy interna è la prova. Chi può dimostrare chi ha rivisto e chi ha firmato ha in mano l'eccezione; chi non può, ha in mano un rischio.
La lettura del reparto
L'AI Act è stato a lungo raccontato come un regolamento del futuro. Le filigrane di questa settimana dicono che il futuro ha una data, il 2 agosto 2026, e un'interfaccia, l'header di una risposta API.
Le imprese che usano l'AI per scrivere non devono diventare esperte di marcatura. Devono sapere, documenti alla mano, chi risponde di ciò che pubblicano.
