Il Data Act europeo affronta un problema specifico e crescente nell'economia digitale: i dati generati dall'utilizzo di dispositivi connessi — macchinari industriali dotati di sensori, elettrodomestici smart, veicoli connessi — restavano tradizionalmente nella disponibilità pressoché esclusiva del produttore del dispositivo, anche quando generati dall'attività dell'utilizzatore.
Il regolamento introduce un diritto specifico dell'utilizzatore di accedere ai dati generati dal proprio utilizzo del dispositivo, e di condividerli con terzi di propria scelta, ad esempio per ottenere servizi di manutenzione predittiva da un fornitore diverso da quello originario del macchinario.
Per le imprese manifatturiere che producono macchinari connessi, questo comporta un ripensamento del modello di business tradizionalmente basato sull'esclusiva sui dati generati: servizi accessori come la manutenzione predittiva o l'ottimizzazione dei processi, prima riservati al solo produttore, diventano contendibili da fornitori terzi che accedono agli stessi dati grezzi generati dal macchinario.
La contropartita per i produttori è la possibilità di richiedere una compensazione economica ragionevole per la condivisione dei dati con terzi, in particolare quando il richiedente è una grande impresa: un meccanismo pensato per bilanciare l'apertura del mercato con la tutela degli investimenti sostenuti per sviluppare i sistemi di raccolta e gestione dei dati stessi.
