I fallimenti di alcune grandi piattaforme di scambio di criptovalute negli anni passati hanno messo in luce un problema giuridico centrale, ancora oggi non completamente risolto in modo uniforme: qual è la reale posizione giuridica dell'utente che ha depositato criptovalute su un exchange che poi entra in una procedura di insolvenza?
La domanda cruciale è se l'utente resti proprietario delle proprie criptovalute, con diritto alla loro restituzione al di fuori della massa fallimentare, oppure se diventi un semplice creditore chirografario della piattaforma, con diritto a partecipare alla distribuzione dell'attivo insieme a tutti gli altri creditori, spesso con percentuali di recupero molto ridotte.
La risposta dipende in larga parte dalla struttura contrattuale specifica adottata dalla piattaforma e dalla effettiva segregazione patrimoniale dei fondi dei clienti rispetto al patrimonio proprio dell'exchange: piattaforme che hanno mescolato i fondi dei clienti con il proprio patrimonio operativo, o che li hanno utilizzati per finanziare altre attività, rendono molto più difficile per l'utente sostenere un diritto di proprietà autonomo rispetto alla massa fallimentare.
MiCA affronta direttamente questo problema per il futuro, imponendo ai prestatori di servizi cripto autorizzati obblighi stringenti di segregazione patrimoniale dei fondi dei clienti: una tutela che, se correttamente rispettata, dovrebbe rendere significativamente più solida la posizione degli utenti in caso di futura insolvenza di una piattaforma regolata secondo il nuovo regime europeo.
