Nel contenzioso bancario, una distinzione tecnica spesso decisiva ma poco compresa fuori dagli ambienti legali riguarda la differenza tra clausole nulle e clausole annullabili all'interno di un contratto.
La nullità colpisce le clausole che violano norme imperative — come il difetto di forma scritta richiesto per determinati patti, o la violazione di soglie inderogabili come quella dell'usura — ed è rilevabile d'ufficio dal giudice, senza limiti di tempo per farla valere.
L'annullabilità riguarda invece vizi meno gravi, come determinati vizi del consenso, e richiede un'azione specifica del cliente entro un termine di prescrizione più breve: chi non agisce tempestivamente rischia di consolidare gli effetti della clausola, anche se astrattamente viziata.
Questa distinzione non è solo teorica: incide direttamente sulla strategia processuale, perché una clausola nulla può essere contestata anche a distanza di molti anni dalla sottoscrizione del contratto, mentre una semplice annullabilità richiede tempestività, pena la perdita definitiva del diritto di farla valere.
