I contratti di Interest Rate Swap venduti a imprese negli anni passati come strumento di copertura dal rischio di oscillazione dei tassi hanno generato un filone di contenzioso specifico, spesso più tecnico e complesso di quello sui contratti di credito ordinari.
Il punto centrale delle contestazioni riguarda solitamente il mark-to-market, cioè il valore di mercato del derivato al momento della sua conclusione: quando questo valore, negativo per il cliente fin dalla stipula per effetto dei costi impliciti caricati dalla banca, non viene comunicato in modo chiaro e comprensibile, si apre la strada a una contestazione sulla trasparenza dell'operazione.
La normativa di riferimento, in particolare il regolamento Consob sugli intermediari, richiede una valutazione di adeguatezza dell'operazione rispetto al profilo di rischio e alle esigenze specifiche del cliente: un'impresa a cui viene venduto un derivato speculativo mascherato da copertura ha basi solide per contestare l'intera operazione.
La verifica tecnica in questi casi richiede quasi sempre una consulenza tecnica d'ufficio specializzata, capace di ricostruire la struttura finanziaria del prodotto e quantificare i costi impliciti non dichiarati: un accertamento più oneroso di un ricalcolo di conto corrente ordinario, ma spesso con importi in gioco proporzionalmente molto più significativi.
