Accanto alla disciplina dei sistemi ad alto rischio, l'AI Act prevede obblighi di trasparenza autonomi, applicabili a determinate categorie di sistemi indipendentemente dal loro livello di rischio complessivo, focalizzati sul diritto delle persone a sapere quando stanno interagendo con un sistema automatizzato.
Chi sviluppa o utilizza un chatbot o un assistente virtuale destinato a interagire con persone fisiche deve informarle chiaramente che stanno comunicando con un sistema di intelligenza artificiale, salvo che questo risulti già evidente dal contesto specifico dell'interazione.
Per i contenuti generati o manipolati artificialmente che rappresentano persone, oggetti o eventi in modo da apparire autentici — i cosiddetti deepfake — la legge richiede una chiara etichettatura che ne riveli la natura artificiale, con obblighi ancora più stringenti quando il contenuto ha finalità informativa su temi di interesse pubblico.
La violazione di questi obblighi di trasparenza, pur essendo formalmente meno grave rispetto alla violazione degli obblighi previsti per i sistemi ad alto rischio, è comunque sanzionabile in modo autonomo, e rappresenta un terreno di enforcement su cui le autorità nazionali stanno concentrando risorse crescenti, proprio per la sua immediata percepibilità da parte degli utenti finali.
