L'AI Act qualifica come ad alto rischio i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nel contesto lavorativo per attività quali il reclutamento e la selezione di candidati, la valutazione delle performance dei dipendenti, e in alcuni casi l'assegnazione automatizzata di turni e compiti.
Per queste categorie di sistemi, oltre agli obblighi generali previsti per i sistemi ad alto rischio, si applicano requisiti specifici di informazione verso i lavoratori interessati e, dove presenti, verso le rappresentanze sindacali, coerenti anche con la disciplina più generale sui controlli a distanza dell'attività lavorativa già esistente nell'ordinamento italiano.
Un aspetto tecnico particolarmente delicato riguarda i sistemi utilizzati nella selezione del personale: il rischio di bias discriminatori nei dati di addestramento — ad esempio un sistema addestrato su dati storici che riflettono squilibri di genere o di origine nelle assunzioni passate — richiede verifiche specifiche e periodiche per evitare che l'automazione perpetui o amplifichi discriminazioni preesistenti.
Per i datori di lavoro che adottano questi sistemi, la conformità all'AI Act si aggiunge, senza sostituirla, alla disciplina generale sulla protezione dei dati personali dei lavoratori e a quella specifica sui controlli a distanza: un quadro normativo articolato che richiede un coordinamento attento tra la funzione legale, quella delle risorse umane e quella tecnologica dell'organizzazione.
