Il revisore legale dei conti, obbligatorio per le società di maggiori dimensioni e frequentemente presente anche in PMI strutturate, svolge un ruolo che va oltre la mera certificazione del bilancio: nella prassi, è spesso il primo soggetto esterno a intercettare segnali di squilibrio finanziario.
Quando il revisore individua, nel corso della propria attività, elementi che fanno dubitare della continuità aziendale — il presupposto contabile del going concern — ha l'obbligo di darne evidenza nella propria relazione, anche quando il bilancio nel suo complesso viene comunque certificato.
Questa segnalazione, per quanto tecnica nel linguaggio contabile, ha un peso pratico rilevante: banche, fornitori strategici e investitori leggono con attenzione i rilievi sulla continuità aziendale contenuti nelle relazioni di revisione, e reagiscono spesso prima ancora che l'impresa formalizzi un percorso di composizione della crisi.
Per l'organo amministrativo, un rilievo del revisore sulla continuità aziendale non va mai ignorato o minimizzato: rappresenta un elemento oggettivo e documentato che, in un'eventuale azione di responsabilità futura, dimostra che il segnale di crisi era disponibile — la domanda che il tribunale si pone è sempre cosa ne ha fatto, in seguito, l'amministratore.
