Flash loan, reentrancy, bridge exploit: 3+ miliardi persi nel 2022, nessun soggetto giuridico responsabile. MiCA non vede la DeFi. Euler Finance, Tornado Cash, Product Liability Directive 2024/2853: i
DeFi, exploit e hack: chi risponde quando il protocollo viene svuotato?
DeFi, exploit e hack: chi risponde quando il protocollo viene svuotato?
Il 13 marzo 2023, Euler Finance — un protocollo di prestito decentralizzato costruito su Ethereum — subisce un flash loan attack che svuota i contratti di circa 197 milioni di dollari in meno di un blocco di rete. Nelle settimane successive accade qualcosa di insolito: l'hacker restituisce i fondi. Non perché fosse stato arrestato, non perché un giudice avesse emesso un ordine, ma perché il team di Euler aveva avviato una trattativa on-chain, pubblicando messaggi direttamente nella blockchain, e probabilmente perché l'analisi dei movimenti aveva reso l'hacker sufficientemente identificabile da rendergli la fuga non conveniente. Il caso Euler è diventato un riferimento nel dibattito sulla responsabilità nei protocolli DeFi: non per come è finito bene, ma perché ha reso visibili tutte le domande che il diritto non sa ancora rispondere.
Chi risponde, legalmente, quando un protocollo DeFi viene svuotato? La domanda non è retorica. È la domanda che ogni investitore istituzionale che entra nel settore dovrebbe porre prima di allocare, e che qualsiasi legislatore serio dovrebbe aver già affrontato. La risposta onesta, al luglio 2026, è che non esiste una risposta consolidata. Esiste un labirinto di teorie giuridiche parzialmente applicabili, un regolamento europeo (MiCA) che ignora consapevolmente il problema, e una serie di precedenti americani che creano più incertezza di quanta ne risolvano.
I numeri del fenomeno: quanto si perde e come
Per capire la dimensione del problema è necessario partire dai dati. Nel 2022, secondo le stime di Chainalysis (da verificare l'edizione esatta del report annuale), sono stati sottratti da protocolli DeFi circa 3,8 miliardi di dollari. Il 2022 è stato l'anno peggiore in assoluto: il crollo dell'ecosistema Terra/LUNA, che tecnicamente non è un hack ma un collasso di design economico, ha amplificato la percezione del rischio, ma i numeri degli attacchi veri e propri restano imponenti. Nel 2023 le perdite sono scese a circa 1,8 miliardi di dollari (da verificare), con una concentrazione significativa sugli attacchi ai bridge cross-chain. Nel 2024 la stima si attesta intorno ai 2,2 miliardi di dollari (da verificare rispetto ai rapporti definitivi di Chainalysis e DeFi Llama), con una crescita percentuale degli attacchi ai bridge e ai contratti di staking.
I principali vettori di attacco si dividono in quattro categorie tecniche, ciascuna con implicazioni giuridiche diverse. Il flash loan attack sfrutta la possibilità, offerta da molti protocolli DeFi, di prendere in prestito somme enormi senza collaterale purché vengano restituite all'interno dello stesso blocco di transazioni. L'attaccante prende in prestito centinaia di milioni, li usa per manipolare il prezzo di un asset all'interno di un protocollo (alterando così i calcoli interni di collateralizzazione o di liquidazione), preleva il profitto dalla manipolazione, e restituisce il prestito iniziale — tutto in pochi secondi. Nessun codice viene "rotto": il flash loan attack sfrutta la logica del protocollo esattamente come è stata scritta. È più vicino all'abuso di una lacuna contrattuale che a un'intrusione informatica.
La reentrancy vulnerability è invece un errore di programmazione classico: un contratto chiama un contratto esterno e, prima che la chiamata torni, il contratto esterno richiama il primo, sfruttando uno stato intermedio inconsistente. The DAO hack del 2016 — 60 milioni di dollari sottratti in Ether — è il caso storico di riferimento. L'oracle manipulation attacca il meccanismo con cui i protocolli ricevono informazioni sul prezzo degli asset dal mondo esterno: se l'oracolo di prezzo può essere manipolato (ad esempio influenzando il prezzo su un DEX con bassa liquidità che funge da fonte), i calcoli del protocollo diventano arbitrariamente sbagliati a vantaggio dell'attaccante.
I bridge exploit meritano un discorso a parte. I bridge cross-chain sono protocolli che consentono di trasferire asset da una blockchain a un'altra: bloccano i token sulla catena di origine e ne coniamo una versione "avvolta" sulla catena di destinazione. Sono per costruzione i punti più vulnerabili dell'ecosistema, perché concentrano liquidità enormi e richiedono meccanismi di verifica cross-chain complessi. Il bridge Ronin (Axie Infinity) ha perso 625 milioni di dollari nel marzo 2022 (da verificare la cifra esatta); il bridge Wormhole 320 milioni (da verificare); il bridge Nomad 190 milioni (da verificare). Questi attacchi hanno spesso dimensioni che rendono impossibile qualsiasi recupero spontaneo come nel caso Euler.
Il problema della soggettività giuridica: chi è il protocollo?
La domanda sulla responsabilità presuppone un soggetto responsabile. Nel diritto civile italiano, come in qualsiasi sistema di civil law, la responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c. richiede un soggetto (persona fisica o giuridica), un fatto illecito, un danno ingiusto, un nesso causale. Nel common law inglese o americano, la tort liability funziona con una logica analoga. Ma i protocolli DeFi sono stati progettati proprio per evitare che esista un soggetto identificabile come responsabile.
Un protocollo DeFi nella sua forma più matura è un insieme di smart contract deployati su una blockchain pubblica, governati da una DAO (Decentralized Autonomous Organization) i cui parametri vengono modificati tramite voto dei token holder, e in cui nessun individuo o entità giuridica ha il controllo operativo dei fondi. La DAO non è, nella maggior parte delle giurisdizioni, un soggetto giuridico riconosciuto. Non ha personalità giuridica, non ha patrimonio separato, non ha organi nel senso del diritto societario. È un accordo tra anonimi, eseguito da codice.
Il problema non è nuovo nel diritto: le partnership non registrate, le associazioni di fatto, i consorzi informali pongono questioni analoghe di soggettività. Ma la scala è diversa: una DAO può gestire miliardi di dollari senza che esista un ente formalmente costituito che risponde di quel patrimonio. Negli Stati Uniti, diversi Stati hanno adottato leggi specifiche sulle DAO LLC (Wyoming è stato il primo nel 2021, seguito dal Tennessee), che consentono alle DAO di registrarsi come entità a responsabilità limitata. Ma la DAO LLC americana che gestisce un protocollo DeFi europeo non risolve automaticamente le questioni di responsabilità verso gli investitori europei che subiscono un danno.
Product Liability Directive rifusa 2024/2853: il software è un prodotto difettoso?
Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato la Direttiva 2024/2853 del 23 ottobre 2024, che ha aggiornato radicalmente la disciplina della responsabilità del produttore (la precedente Direttiva 85/374/CEE era in vigore da quarant'anni con pochissime modifiche). La nuova direttiva estende esplicitamente il campo di applicazione ai prodotti digitali: il software — incluso il software embedded in dispositivi fisici — è ora espressamente incluso nella definizione di "prodotto" ai fini della responsabilità del produttore. La responsabilità è oggettiva: non occorre provare la colpa del produttore, solo che il prodotto era difettoso e che il difetto ha causato il danno.
La domanda è: uno smart contract è un "software" ai sensi della Direttiva 2024/2853? E se sì, chi è il "produttore"? La direttiva definisce il produttore come il soggetto che ha sviluppato il prodotto, lo ha fabbricato o lo ha commercializzato con il proprio nome o marchio. Nel contesto DeFi, il team di sviluppatori originale che ha scritto il codice del protocollo e lo ha deployato potrebbe in teoria rientrare in questa definizione. Ma molti protocolli DeFi sono stati scritti da team anonimi o pseudoanonimi, poi trasferiti alla governance di una DAO, e il codice è open source e liberamente modificabile da chiunque. La catena del "produttore" si spezza in più punti.
La direttiva prevede inoltre un'esenzione per i software open source sviluppati al di fuori di attività commerciali. Ma un protocollo DeFi che genera commissioni per i suoi sviluppatori o fondatori attraverso meccanismi tokenomici difficilmente può qualificarsi come attività non commerciale. La tensione tra il modello DeFi e il framework europeo di product liability è reale e non risolta. Nessun procedimento è ancora giunto a sentenza definitiva in Europa su questo specifico punto (da verificare l'eventuale giurisprudenza dei tribunali nazionali al primo semestre 2026).
La responsabilità degli sviluppatori e dei fondatori
La questione più pratica — e più pericolosa per gli operatori del settore — è se i fondatori e gli sviluppatori di un protocollo DeFi possano essere ritenuti personalmente responsabili per i danni subiti dagli utenti in seguito a un exploit. La risposta varia drasticamente a seconda della giurisdizione e del modello di governance del protocollo.
Negli Stati Uniti, la CFTC (Commodity Futures Trading Commission) ha intentato cause contro i fondatori di protocolli DeFi qualificando alcune operazioni come trading di derivati non registrati. Il caso bZeroX/Ooki DAO del 2022 è emblematico: la CFTC ha ottenuto che la DAO stessa — in quanto associazione non incorporata — fosse il soggetto convenuto, e ha poi tentato di notificare il procedimento attraverso il forum on-chain della DAO. Il giudice distrettuale ha ritenuto valida la notifica. Questo precedente, se consolidato, significa che i token holder che partecipano attivamente alla governance di una DAO possono essere esposti a responsabilità personale.
In Europa, la situazione è meno definita. Il diritto societario italiano all'art. 2395 c.c. consente l'azione di responsabilità diretta dei soci di controllo che abbiano agito in modo da cagionare danno diretto ai terzi — ma presuppone l'esistenza di una società. Per i fondatori di protocolli DeFi che operano attraverso entità anonime o non costituite, l'azione di responsabilità richiede prima di identificare i soggetti, poi di qualificarli giuridicamente, poi di stabilire il foro competente. Tre passaggi ciascuno dei quali è un'impresa legale autonoma. I validatori di rete — i nodi che validano le transazioni — sono generalmente ritenuti non responsabili: svolgono una funzione tecnica neutra analoga a quella di un carrier di telecomunicazioni, senza capacità di controllare il contenuto delle transazioni che processano.
Le assicurazioni DeFi: Nexus Mutual, Cover Protocol e i limiti del modello
Di fronte al vuoto della responsabilità legale, l'ecosistema DeFi ha sviluppato soluzioni interne di trasferimento del rischio. Nexus Mutual è il protocollo di assicurazione DeFi più rilevante per capitalizzazione: funziona come una mutua on-chain, i membri depositano NXM token come capitale di rischio e votano sui sinistri. Le coperture disponibili riguardano principalmente il rischio di smart contract failure (bug nel codice), il rischio di custodia presso exchange centralizzati, e alcuni protocolli specifici. Il meccanismo di liquidazione dei sinistri avviene tramite voto degli staker, con incentivi economici progettati per allineare gli interessi verso valutazioni oneste.
Cover Protocol (ora non più operativo dopo essere stato esso stesso vittima di un exploit nel dicembre 2020) rappresentava un modello diverso: mercati di previsione applicati al rischio di protocollo, con token CLAIM e NOCLAIM che potevano essere acquistati e venduti. Il paradosso del settore è che anche i protocolli di assicurazione DeFi sono stati hackerati. Nexus Mutual ha pagato sinistri significativi dopo il crollo di Yearn Finance nel febbraio 2021 e dopo la vicenda Euler (da verificare i dettagli esatti dei pagamenti). Ma le coperture hanno limiti massimi per protocollo, e la liquidità disponibile è di gran lunga inferiore alle perdite aggregate registrate negli anni più critici.
Dal punto di vista giuridico, le coperture Nexus Mutual non sono assicurazioni nel senso tecnico del Codice delle Assicurazioni italiano (D.Lgs. 209/2005) o della Solvency II europea. Sono contratti smart, governati da una DAO, con meccanismi di sinistro votati dalla community. Non esiste un assicuratore regolamentato, un intermediario autorizzato, un obbligo di riserve tecniche calcolate con metodologia attuariale. Per un investitore professionale europeo che cerca copertura regolamentare, questo non è sufficiente.
Tornado Cash e la responsabilità degli sviluppatori di strumenti neutrali
Il caso Tornado Cash ha aggiunto una dimensione del tutto nuova al dibattito sulla responsabilità nel mondo DeFi. Tornado Cash è un protocollo di mixing per Ethereum: consente agli utenti di rompere il collegamento on-chain tra l'indirizzo mittente e l'indirizzo destinatario di un trasferimento, attraverso depositi e prelievi in pool di importi standardizzati. Ha usi legittimi (privacy finanziaria) e usi illeciti (riciclaggio dei proventi di hack).
L'agosto 2022, l'OFAC (Office of Foreign Assets Control) del Dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato Tornado Cash, aggiungendo gli indirizzi degli smart contract alle liste SDN (Specially Designated Nationals). È la prima volta che un'agenzia governativa sanziona non una persona o un'entità, ma del codice informatico deployato su una blockchain pubblica e immutabile. La decisione ha avuto conseguenze immediate: USDC (la stablecoin di Circle) ha bloccato gli indirizzi associati a Tornado Cash, GitHub ha rimosso il repository del codice, diversi front-end sono stati oscurati.
Roman Storm, uno degli sviluppatori di Tornado Cash, è stato arrestato nell'agosto 2023 e accusato di cospirazione per riciclaggio di denaro e violazioni delle norme sull'OFAC. Il processo federale — ancora in corso o concluso con sentenza di primo grado (da verificare l'esito definitivo al luglio 2026) — solleva una questione costituzionale e giuridica fondamentale: uno sviluppatore di software open source può essere ritenuto penalmente responsabile per gli usi illeciti che terzi fanno del suo strumento, quando lo strumento ha anche usi legittimi? La difesa di Storm si fonda sulla libertà di espressione (il codice come speech) e sull'assenza di controllo sul protocollo dopo il deploy. La Corte d'Appello del Quinto Circuito ha emesso una decisione parzialmente favorevole alla tesi della difesa — ma limitata alla questione se gli smart contract immutabili possano essere "proprietà" soggetta a sanzione OFAC (da verificare la motivazione completa della sentenza del Quinto Circuito).
Per gli sviluppatori europei di strumenti di privacy o di protocolli DeFi con funzioni neutrali, le implicazioni sono immediate. Il rischio non è solo regolamentare-civile ma penale, e il precedente americano — anche se non direttamente applicabile in Europa — condiziona le scelte di design e le strategie di governance di qualsiasi team che voglia un giorno accedere al mercato statunitense o lavorare con entità americane.
MiCA e il punto cieco della DeFi
Il Regolamento (UE) 2023/1114 (Markets in Crypto Assets, MiCA), pienamente applicabile dal 30 dicembre 2024, è il primo framework regolamentare europeo completo per i cripto-asset. MiCA disciplina gli emittenti di asset-referenced token (come le stablecoin), gli emittenti di e-money token, e i crypto-asset service provider (CASP) — ovvero gli scambi, i custodi, i consulenti, gli intermediari di cripto-asset. Ha introdotto requisiti di autorizzazione, capitali minimi, obblighi di trasparenza e di separazione patrimoniale che rappresentano un progresso significativo rispetto al vuoto normativo precedente.
Ma MiCA ha un punto cieco esplicito e deliberato: la DeFi. Il Considerando 22 di MiCA esclude espressamente dall'ambito di applicazione "i cripto-asset offerti in modo completamente decentralizzato, senza alcun intermediario". La Commissione europea ha riconosciuto che la regolamentazione della DeFi vera richiede analisi supplementari e si è riservata di presentare una proposta specifica entro il 30 dicembre 2025 (da verificare se tale proposta sia stata effettivamente presentata). Quella proposta, al luglio 2026, o è in consultazione o è slittata — come quasi sempre accade con i dossier tecnici più complessi nei cicli legislativi europei.
La conseguenza pratica è che un protocollo DeFi genuinamente decentralizzato — senza un'entità legale che ne gestisca l'interfaccia utente, senza un team identificabile che abbia il controllo dei contratti, con governance distribuita tra migliaia di token holder — non è soggetto a MiCA. Non richiede autorizzazione. Non ha obblighi di trasparenza verso gli investitori. Non è tenuto a segregare i fondi. Se viene hackerato, l'utente non ha un CASP da cui reclamare, non ha un fondo di garanzia, non ha un'autorità di vigilanza a cui rivolgersi. Ha il codice che ha letto (o non ha letto) prima di depositare i fondi, e una comunità on-chain che deciderà — votando — se fare qualcosa per recuperare le perdite.
Il labirinto della responsabilità: una mappa provvisoria
Al netto dell'incertezza normativa, è possibile tracciare una mappa provvisoria delle responsabilità applicabili nel contesto europeo al 2026. Se il protocollo è gestito da un'entità giuridica identificabile — una società, una fondazione, un ente — la responsabilità contrattuale ed extracontrattuale seguirà percorsi giuridici tradizionali, probabilmente arricchiti dall'applicazione della Product Liability Directive 2024/2853 per i difetti del software. Se il front-end è gestito da un CASP autorizzato sotto MiCA, il CASP risponderà per i servizi di custodia o di esecuzione che rientrano nella sua autorizzazione, ma non necessariamente per le perdite derivanti da exploit del protocollo sottostante.
Se il protocollo è genuinamente decentralizzato, la responsabilità degli sviluppatori originari dipende da quanta influenza residua mantengano sulla governance, dalla struttura degli incentivi tokenomici, dalla loro identificabilità, e dalla giurisdizione in cui si trovano al momento dell'eventuale azione legale. I fondatori che hanno ricevuto token con significativo valore economico dalla DAO che controllano non potranno facilmente argomentare di essere stati semplici contributori open source senza interessi economici. La giurisprudenza americana sul veil piercing delle DAO suggerisce che i tribunali guarderanno alla sostanza economica più che alla forma giuridica.
Il caso Euler — la restituzione volontaria dei fondi — resta un'anomalia positiva in un settore dove la norma è l'irrecuperabilità delle perdite. Non è un modello di responsabilità giuridica: è il risultato di una trattativa tra un team abbastanza coeso da fare pressione e un hacker abbastanza cauto da calcolare che il rischio di identificazione superasse il beneficio dei proventi. Non esiste un sistema che replichi quel risultato su scala.
Chi entra nella DeFi — come utente, come investitore istituzionale, come sviluppatore — entra in un ecosistema dove il diritto positivo è incompleto, la responsabilità è nebulosa, le assicurazioni sono parziali e non regolamentate, e la principale protezione disponibile è la propria capacità tecnica di leggere il codice e valutare il rischio. Non è un luogo per chi si fida dell'etichetta. È un luogo per chi capisce che l'unica norma veramente applicabile, per ora, è quella che il codice esegue deterministicamente — nel bene e nel male.
Lieke
Olanda · 1 luglio 2026