Dal DLT Pilot Regime ai CASP, dai security token agli ART: il quadro regolamentare europeo post-2024 visto da Amsterdam.
MiCAR e tokenizzazione: l'Europa ha scritto le regole del futuro prima di capire il gioco
Il token è uno strumento finanziario. O forse no. Dipende da chi lo emette, cosa rappresenta e in quale momento della settimana si chiede all'ESMA.
Benvenuti nel diritto finanziario dei crypto-asset, la branca del diritto europeo dove tutto è possibile, niente è ancora definitivo, e dove Amsterdam — guarda caso — si è piazzata in prima fila a fare domande scomode ai regolatori di Bruxelles. Sono Lieke. E questa settimana parliamo di tokenizzazione degli asset finanziari e del quadro MiCAR. Non perché sia un tema di moda — lo è, ma questo non basta — bensì perché nei prossimi tre anni cambierà concretamente il modo in cui si comprano azioni, si finanziano immobili, si gestiscono fondi e si trasferiscono pagamenti in euro digitali. Chi non capisce MiCAR adesso si troverà a leggerlo fretta fra due anni, quando sarà già tardi.
Cos'è un token. Definizione operativa, non filosofica.
Un token è una rappresentazione digitale di un diritto, di un valore o di un asset, registrata su una blockchain o su un altro registro distribuito (DLT, Distributed Ledger Technology). Non è una cosa nuova in senso assoluto — i buoni pasto erano già una forma di tokenizzazione, così come le azioni al portatore. Ciò che è nuovo è il supporto tecnologico: immutabilità del registro, programmabilità tramite smart contract, trasferibilità senza intermediari tradizionali, frazionabilità spinta fino all'unità decimale più piccola.
Le categorie rilevanti per il diritto sono tre, e confonderle è il primo errore che fanno avvocati e consulenti:
Token di pagamento: rappresentano un mezzo di scambio, non danno diritti su un asset sottostante. Bitcoin è il prototipo. Non danno dividendi, non conferiscono quote societarie, non rappresentano debito. Sono strumenti speculativi o di trasferimento di valore.
Utility token: danno accesso a un servizio o a una piattaforma. Un token che consente di usare 100 ore di cloud computing di un fornitore specifico è un utility token. Non è un investimento nel fornitore: è un voucher digitale programmabile.
Security token (token di sicurezza) o asset-referenced token: rappresentano un diritto su un asset sottostante — quote societarie, obbligazioni, immobili, materie prime, crediti, indici. Qui si apre il grande problema giuridico: quando un token rappresenta un diritto che, nella finanza tradizionale, sarebbe qualificato come "strumento finanziario", il token stesso diventa uno strumento finanziario, con tutto ciò che ne consegue in termini di regolazione, prospetto, autorizzazioni e tutela dell'investitore.
La tokenizzazione può rivoluzionare la finanza per ragioni concrete: riduzione dei costi di intermediazione (niente depositari centrali, niente registri cartacei), aumento della liquidità su asset tipicamente illiquidi (immobili, crediti, private equity), accesso democratizzato a investimenti finora riservati a investitori qualificati, trasferimenti in tempo reale 24/7 senza bisogno di T+2 settlement. Non sono promesse da whitepaper di startup. Sono obiettivi che la Banca Europea degli Investimenti ha già iniziato a perseguire con emissioni concrete su blockchain Ethereum.
MiCAR: il regolamento che l'Europa ha scritto per governare ciò che non capisce ancora del tutto
Il Regolamento UE 2023/1114, noto come MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation), è entrato in vigore il 29 giugno 2023. L'applicazione è stata scaglionata: i titoli III e IV — che riguardano gli ART (Asset-Referenced Token) e gli EMT (E-Money Token) — sono applicabili dal 30 giugno 2024. Il titolo II — relativo agli "altri crypto-asset" e agli obblighi per gli emittenti — è applicabile dal 30 dicembre 2024. Da quella data, il mercato europeo dei crypto-asset non regolamentati ha smesso di esistere. O almeno, così dice il legislatore di Bruxelles.
MiCAR individua tre categorie principali di crypto-asset che rientrano nel suo ambito:
ART — Asset-Referenced Token: token il cui valore si intende mantenere stabile facendo riferimento a un paniere di valute, materie prime o altri cripto-asset. Il prototipo era Libra (poi Diem) di Meta: una stablecoin ancorata a un paniere di valute globali. Meta ha abbandonato il progetto anche per via delle pressioni regolatorie, ma la categoria rimane centrale in MiCAR. Gli ART con volume superiore a 5 miliardi di euro al giorno sono considerati "significativi" e ricadono sotto la supervisione diretta dell'EBA (Autorità Bancaria Europea), non solo del regolatore nazionale.
EMT — E-Money Token: token ancorati a una singola valuta fiat. Sono le stablecoin nel senso stretto del termine: USDC in versione euro-referenced, o un "e-EUR" emesso da una società privata. Gli EMT possono essere emessi solo da istituti di moneta elettronica o enti creditizi autorizzati. Un normale fintech senza licenza EMI non può emettere EMT. Punto.
Altri crypto-asset: tutto ciò che non è ART né EMT né strumento finanziario ai sensi di MiFID II. Qui finiscono gli utility token, i token di accesso, Bitcoin, Ethereum (per quanto la qualificazione di ETH sia ancora controversa dopo il passaggio al proof-of-stake). Per questa categoria gli obblighi principali riguardano il white paper e la notifica all'autorità competente, ma non è richiesta un'autorizzazione preventiva.
Chi è escluso da MiCAR è altrettanto importante di chi è incluso. Ne sono fuori: i crypto-asset che qualificano come strumenti finanziari ai sensi dell'allegato I, sezione C di MiFID II (per quelli si applica MiFID, non MiCAR); le NFT "uniche e non fungibili", purché non siano emesse in serie e non rappresentino diritti finanziari — una qualificazione scivolosa che ESMA sta cercando di precisare; i token emessi da banche centrali (le CBDC, tra cui il potenziale euro digitale della BCE).
I security token sotto MiFID II: il regime che precede MiCAR e lo affianca
Quando un token rappresenta un diritto che, nella finanza tradizionale, è un "strumento finanziario" — azione, obbligazione, quota di fondo, derivato — quel token è esso stesso uno strumento finanziario. Si applica MiFID II, non MiCAR. Questo crea una dicotomia normativa che è la principale fonte di incertezza operativa per chi lavora nel settore.
Il test per determinare se un token è un security token (e quindi soggetto a MiFID) è il cosiddetto "look-through" test: si guarda attraverso la forma tecnologica per vedere cosa rappresenta il token nella sostanza. Se rappresenta un diritto economico equivalente a una partecipazione societaria o a un'obbligazione, è un strumento finanziario. Se rappresenta solo accesso a un servizio, non lo è. In mezzo c'è una zona grigia di proporzioni considerevoli.
Per governare la fase di transizione verso i security token su DLT, il legislatore europeo ha introdotto il DLT Pilot Regime (Regolamento UE 2022/858), entrato in applicazione nel marzo 2023. Si tratta di un regime sperimentale — "sandbox" in gergo — che consente di operare infrastrutture di mercato DLT per security token senza dover rispettare pienamente tutti i requisiti MiFID e MiCAR, a condizione di rispettare i limiti del regime sperimentale.
Il Pilot ha creato tre tipi di infrastrutture: il DLT MTF (Multilateral Trading Facility su DLT), il DLT SS (Settlement System su DLT) e il DLT TSS (Trading and Settlement System combinato). Le imprese autorizzate possono operare queste infrastrutture per sei anni, dopodiché il regime sarà valutato e trasformato in normativa stabile o abrogato.
I limiti del DLT Pilot sono però significativi: tetto di capitalizzazione per emittente (6 miliardi di euro per le azioni, 1 miliardo per le obbligazioni); elenco chiuso di asset tokenizzabili (azioni, obbligazioni societarie, titoli di Stato, quote di OICR); nessun strumento derivato; le infrastrutture DLT Pilot non possono essere interconnesse con le infrastrutture tradizionali in modo libero. Sono restrizioni pensate per limitare il rischio sistemico in fase sperimentale, ma che rendono il Pilot inadatto alla tokenizzazione su larga scala.
La tokenizzazione del real estate: promessa o realtà?
L'immobiliare è l'asset class più frequentemente citata come candidata naturale alla tokenizzazione. Le ragioni sono ovvie: illiquidità strutturale, elevata concentrazione di ricchezza, barriere d'accesso altissime, costi di intermediazione enormi (agenti, notai, banche, registri). Un immobile da 2 milioni di euro tokenizzato in 200.000 token da 10 euro ciascuno, scambiabili su un marketplace secondario, sembrerebbe la soluzione perfetta.
La realtà è più complicata. Il meccanismo standard prevede che una SPV (Special Purpose Vehicle, una società veicolo) acquisti l'immobile. La SPV emette poi token che rappresentano quote della SPV stessa. I token sono scambiabili su un marketplace digitale. Ma qui emerge il nodo giuridico: il trasferimento delle quote della SPV è già regolato dal diritto societario tradizionale — serve atto notarile se si tratta di S.r.l., o comunicazione alla società se si tratta di S.p.A. La blockchain registra il trasferimento, ma non lo rende opponibile ai terzi al di fuori delle norme civilistiche. Il Conservatoria dei Registri Immobiliari non accetta blockchain come prova di proprietà: l'immobile rimane intestato alla SPV e lì rimane fino a quando non si fa un atto notarile tradizionale.
In Italia esistono piattaforme di real estate crowdfunding come Crowdre, Re-Lender, Recrowd. Sono realtà interessanti, ma non sono vera tokenizzazione: raccolgono capitali per finanziare progetti immobiliari tramite quote o prestiti, ma non emettono token scambiabili su mercati secondari DLT. La differenza è sostanziale. La vera tokenizzazione immobiliare in Europa è ancora in fase sperimentale. La Svizzera, con il suo DLT Act entrato in vigore nel 2021, ha creato un quadro giuridico che consente la registrazione di diritti su blockchain con effetti giuridici riconosciuti — un modello che l'UE ha guardato con interesse ma non ha ancora replicato nella stessa forma.
La tokenizzazione dei fondi di investimento: il passo successivo
La Commissione Europea ha avviato consultazioni per valutare l'estensione del DLT Pilot Regime ai fondi UCITS e AIF. L'idea è quella del cosiddetto "t-UCITS": un fondo di investimento conforme alla direttiva UCITS la cui quota sia tokenizzata su blockchain, con NAV (Net Asset Value) calcolato e pubblicato in tempo reale e disponibile per acquisto e rimborso istantaneo tramite smart contract.
Le implicazioni sono enormi: la liquidità giornaliera dei fondi UCITS è già garantita per legge, ma i processi operativi sono lenti — ordini entro le 12:00, eseguiti al NAV della chiusura, regolati T+2 o T+3. Un t-UCITS eliminerebbe questa latenza. Allo stesso tempo aprirebbe problemi nuovi: come gestire i picchi di rimborso in tempo reale senza liquidità di riserva immediata? Come coordinare il custode tradizionale con il registro DLT? Come trattare fiscalmente i trasferimenti di token rispetto ai trasferimenti di quote tradizionali?
La Banca Europea degli Investimenti ha già effettuato emissioni di obbligazioni tokenizzate su blockchain Ethereum: la prima nel 2021 per 100 milioni di euro, seguita da emissioni successive nel 2022 e 2023. Queste emissioni non rientrano nel DLT Pilot — precedono il Pilot stesso — e sono state effettuate su base sperimentale con accordi bilaterali tra BEI e le banche sottoscrittrici (Goldman Sachs, Santander, Société Générale, tra le altre). Sono la dimostrazione che la tokenizzazione di strumenti del debito sovranazionale è tecnicamente matura. La regolamentazione deve ancora recuperare.
I CASP: chi deve chiedere l'autorizzazione e cosa ottiene
MiCAR introduce la figura del CASP (Crypto-Asset Service Provider), l'equivalente dei soggetti abilitati nella finanza tradizionale. Devono essere autorizzati come CASP: gli exchange centralizzati (Coinbase, Binance, Kraken in versione europea); i custodian di crypto-asset (chi detiene chiavi private per conto terzi); i broker di crypto-asset; i gestori di portafogli di crypto-asset; le piattaforme di scambio peer-to-peer che operano come intermediari.
Il "passaporto MiCAR" funziona come il passaporto MiFID: un CASP autorizzato in un paese UE — per esempio dall'AFM olandese — può operare in tutti gli altri stati membri senza richiedere ulteriori autorizzazioni nazionali, ma solo notificando l'attività. Questo ha reso alcuni paesi UE (Malta, Lituania, Paesi Bassi, Lussemburgo) destinazioni privilegiate per la sede legale dei CASP europei.
I requisiti per l'autorizzazione CASP comprendono: capitale minimo (da 50.000 a 150.000 euro a seconda del tipo di servizio); struttura organizzativa adeguata con funzioni di compliance e risk management separate; politiche per la gestione dei conflitti di interesse; regole di best execution per gli ordini dei clienti; obbligo di pubblicare il white paper prima di offrire crypto-asset al pubblico; obbligo di mantenere i fondi dei clienti separati dai propri.
Il white paper MiCAR merita attenzione specifica. È l'equivalente del prospetto informativo MiFID, ma con caratteristiche proprie: non richiede approvazione preventiva dell'autorità competente (a differenza del prospetto MiFID), ma deve essere notificato almeno 20 giorni prima della pubblicazione. Deve contenere informazioni sull'emittente, sul progetto, sui diritti connessi al token, sui rischi, sull'uso dei proventi. L'emittente è responsabile civilmente e penalmente per le informazioni false o fuorvianti contenute nel white paper. La responsabilità è analoga a quella del prospetto tradizionale, ma il meccanismo di enforcement è ancora in fase di rodaggio.
I problemi irrisolti: dove MiCAR lascia aperte le domande più difficili
Il primo nodo irrisolto è la qualificazione del token. Come si determina se un token è un security token (e cade sotto MiFID II) o un utility token (e cade sotto MiCAR)? ESMA ha pubblicato Q&A e orientamenti, ma il confine rimane sfumato. Un token che dà diritto a una quota dei ricavi di una piattaforma è un security token? Un token che dà accesso a un servizio futuro ma ha anche valore speculativo di mercato è un utility token o un investment contract? Il look-through test funziona per i casi netti; per i casi borderline c'è ancora incertezza e divergenza tra le autorità nazionali.
Il secondo nodo è la DeFi. MiCAR non si applica alle piattaforme "pienamente decentralizzate", dove non esiste un intermediario identificabile. Ma questa esclusione è più formale che sostanziale: la maggior parte dei protocolli DeFi ha un team di sviluppatori identificabile, una fondazione giuridicamente costituita, un DAO con governance riconoscibile. ESMA ha chiarito che se esiste un soggetto identificabile che presta servizi tramite il protocollo, MiCAR si applica. La vera DeFi anonima e senza governance è una nicchia piccola e in via di riduzione.
Il terzo nodo è l'anonimato. MiCAR non elimina gli obblighi KYC/AML, li consolida. Il Regolamento UE 2023/1113 (Transfer of Funds Regulation, TFR) estende il "travel rule" ai trasferimenti di crypto-asset: il CASP mittente deve trasmettere al CASP destinatario informazioni sull'ordinante e sul beneficiario per qualsiasi trasferimento, indipendentemente dall'importo. Le wallet self-custodied (non gestite da CASP) creano un problema: il CASP non può raccogliere informazioni sul beneficiario di un trasferimento verso un indirizzo privato. La soluzione adottata è l'obbligo di raccogliere le informazioni comunque e conservarle, anche se non possono essere trasmesse. Una soluzione parziale che non soddisfa né i fautori dell'anonimato né i fautori della compliance totale.
Il quarto nodo è la divergenza con il Regno Unito. Post-Brexit, il UK ha sviluppato il proprio regime crypto tramite il Financial Services and Markets Act 2023, che tratta i crypto-asset come "regulated activities" integrate nel sistema finanziario tradizionale, con una logica diversa da MiCAR. Le due architetture non sono compatibili: un CASP autorizzato nell'UE non ha riconoscimento automatico nel UK, e viceversa. Per le imprese che operano in entrambi i mercati questo significa doppia autorizzazione, doppia compliance, doppi costi. Amsterdam ne sa qualcosa, visto che molti player fintech olandesi avevano strutture che servivano anche il mercato londinese prima del 2020.
Amsterdam, l'AFM e la prospettiva olandese
I Paesi Bassi si trovano in una posizione particolare nel panorama MiCAR europeo. L'AFM (Autoriteit Financiële Markten) è il supervisore dei mercati finanziari, mentre il DNB (De Nederlandsche Bank) supervisiona gli intermediari bancari e finanziari. Prima di MiCAR, i VASP (Virtual Asset Service Providers) operanti nei Paesi Bassi erano obbligati a registrarsi presso il DNB per rispettare la normativa AML derivante dalla direttiva AMLD5. Questa registrazione pre-MiCAR ha creato una base di player con esperienza regolatoria olandese che ora si trovano a convertire la registrazione in autorizzazione CASP piena.
Amsterdam è diventata un hub fintech europeo per ragioni strutturali: infrastrutture tecnologiche avanzate, concentrazione di talenti multilingue, connessione con il mercato dei capitali tradizionale tramite Euronext Amsterdam, cultura finanziaria aperta all'innovazione. Bitvavo è l'exchange olandese più noto, con volumi significativi nel mercato retail europeo. Il cluster blockchain attorno ad Amsterdam — con aziende come Consensys, Aave, e numerose startup DeFi con uffici nei Paesi Bassi — ha reso l'Olanda uno dei laboratori naturali per testare il rapporto tra innovazione crypto e regolazione europea.
La prospettiva olandese su MiCAR è pragmatica: il regolamento è benvenuto come strumento di certezza giuridica, ma l'implementazione tecnica è complessa. I CASP olandesi che avevano strutturato la propria operatività sulla base della registrazione VASP-DNB devono ora rivedere sistemi IT, procedure di compliance, capitali sociali e struttura organizzativa per conformarsi ai requisiti MiCAR full. Il tempo è stato sufficiente per chi si era preparato; non per chi aveva aspettato l'ultimo momento. Una costante nella storia della regolazione finanziaria, che gli olandesi conoscono bene.
Tabella di confronto: strumenti tokenizzati e loro regime regolatorio
| Parametro | Security Token (MiFID II) | ART (MiCAR) | EMT (MiCAR) | Utility Token (MiCAR) | NFT unico (fuori MiCAR) |
|---|---|---|---|---|---|
| Regolazione applicabile | MiFID II + Prospetto + MAR | MiCAR Titolo III | MiCAR Titolo IV + EMD2 | MiCAR Titolo II | Nessuna normativa specifica UE |
| Documento obbligatorio | Prospetto (approvato dall'autorità) | White paper MiCAR (notificato) | White paper MiCAR (notificato) | White paper MiCAR (notificato) | Nessuno (a oggi) |
| Trading su mercato secondario | Solo su mercati regolamentati/MTF/DLT Pilot | Su CASP autorizzati | Su CASP autorizzati | Su CASP autorizzati | Su marketplace privati, nessun obbligo |
| Investitori retail | Ammessi con protezioni MiFID (KID, adeguatezza) | Ammessi; limiti per ART significativi | Ammessi; riserva solo per EMI/banche | Ammessi senza suitability assessment | Ammessi senza protezioni specifiche |
| Liquidità | Media-alta se quotato; bassa se OTC | Variabile; dipende dall'emittente | Alta (ancorata a fiat, rimborsabile) | Bassa-media; dipende dall'ecosistema | Molto bassa; mercato di nicchia |
| Rischio regolatorio | Alto; enforcement maturo e attivo | Medio-alto; enforcement in costruzione | Medio; regime ibrido EMD2+MiCAR | Basso-medio; rischio di riqualificazione | Alto; possibile futura regolazione |
| Esempio pratico | Obbligazione tokenizzata BEI su Ethereum | Stablecoin multi-valuta tipo Diem | USDC versione EUR-referenced | Token accesso a piattaforma SaaS | Opera d'arte digitale unica certificata |
Cosa cambia in concreto per chi lavora con i mercati finanziari
MiCAR non è solo un esercizio accademico di tassonomia normativa. Ha effetti pratici che già si stanno manifestando. Il primo: le banche europee stanno valutando se e come offrire servizi di custodia di crypto-asset ai propri clienti istituzionali. La Deutsche Bank, la Société Générale, ABN AMRO — tutte hanno annunciato o stanno sviluppando divisioni di custodia crypto. Non è filantropia verso il settore: è la risposta razionale al fatto che i clienti istituzionali chiedono esposizione ai crypto-asset e preferiscono gestirla tramite un custode bancario tradizionale piuttosto che tramite exchange non bancari.
Il secondo effetto concreto: la tokenizzazione delle obbligazioni societarie inizia a diventare economicamente conveniente. I costi di emissione tradizionali — roadshow, prospetto, underwriting, depositario — sono elevati per emissioni sotto i 100 milioni di euro. Un'emissione tokenizzata tramite DLT Pilot, o una struttura MiCAR-compliant per obbligazioni che non qualificano come strumenti finanziari, può ridurre questi costi significativamente. Non è ancora mainstream, ma le prime emissioni "pilot" fuori dalla BEI stanno arrivando.
Il terzo effetto: la compliance AML/KYC nel settore crypto si professionalizzerà radicalmente. Il travel rule, combinato con gli obblighi MiCAR, richiede sistemi sofisticati di monitoraggio delle transazioni, screening delle controparti, analisi on-chain. Questo favorisce i CASP strutturati — con risorse per investire in compliance — a scapito dei piccoli operatori che non possono permetterselo. Una concentrazione del mercato che la Commissione vede con preoccupazione, ma che sembra inevitabile dati i requisiti imposti.
La questione della responsabilità: chi risponde quando il token crolla
MiCAR introduce un regime di responsabilità dell'emittente per il white paper che non ha precedenti nel settore crypto. L'investitore che subisce un danno in conseguenza di informazioni false, fuorvianti o incomplete contenute nel white paper può esercitare un'azione civile contro l'emittente. La responsabilità è oggettiva: spetta all'emittente dimostrare che le informazioni erano corrette e complete, non all'investitore dimostrare la colpa dell'emittente.
Questo cambia radicalmente il profilo di rischio degli emittenti di crypto-asset nel mercato europeo. Prima di MiCAR, un whitepaper era un documento di marketing con valore giuridico limitato. Dopo MiCAR, è un documento che crea obblighi legali esigibili in giudizio. Gli avvocati che assistono emittenti di crypto-asset in Europa stanno vivendo un momento di grande domanda: i clienti capiscono finalmente che la due diligence legale sul white paper non è un costo opzionale ma una necessità.
In Olanda questo si è già tradotto in una crescita significativa dei dipartimenti crypto delle law firm specializzate in diritto finanziario. De Brauw Blackstone Westbroek, Allen & Overy Amsterdam, Loyens & Loeff — tutte hanno potenziato team dedicati all'intersezione tra DLT, MiCAR e MiFID II. Amsterdam non è solo un hub tecnologico: sta diventando un centro di competenza legale sui mercati digitali.
Il futuro prossimo: cosa ci aspettiamo dopo il 2025
L'agenda regolatoria europea sui crypto-asset non si ferma con MiCAR. La Commissione ha già avviato la revisione del DLT Pilot Regime, con l'obiettivo di renderlo permanente o di integrarne le previsioni nella normativa ordinaria. La consultazione sulla tokenizzazione dei fondi UCITS e AIF è in corso. ESMA ha pubblicato linee guida sui requisiti tecnici per i white paper MiCAR e sta lavorando agli standard tecnici di regolamentazione (RTS) richiesti dal regolamento.
Sul fronte globale, la divergenza tra UE e USA rimane marcata: la SEC americana applica un approccio case-by-case basato sull'Howey test, senza un framework regolatorio dedicato ai crypto-asset paragonabile a MiCAR. La divergenza crea opportunità per gli emittenti che scelgono l'Europa come base regolamentare, ma crea anche complessità per i player che vogliono operare su entrambi i mercati.
La CBDC europea — l'euro digitale della BCE — rimane sullo sfondo come possibile disruptore dell'intero mercato degli EMT. Se la BCE emettesse un euro digitale accessibile direttamente ai consumatori, la necessità di stablecoin private euro-referenced si ridurrebbe considerevolmente. Il dibattito politico sull'euro digitale è ancora aperto, ma la BCE ha confermato che la fase di preparazione del progetto è in corso.
Da Amsterdam, dove l'euroskepticismo è storicamente basso ma il pragmatismo finanziario è altissimo, la valutazione di MiCAR è positiva ma cauta. La certezza giuridica è un valore. La regolamentazione sproporzionata è un costo. MiCAR si trova — forse non a caso — esattamente nel punto di equilibrio instabile tra le due: abbastanza regolamentazione da creare fiducia, non abbastanza da bloccare l'innovazione. Per ora. La revisione del 2026 dirà se l'equilibrio regge o se la bilancia pende da un lato.
MiCAR è la prova che l'Europa sa regolamentare il futuro prima di capirlo completamente. Non è detto che sia un difetto.
Lieke
Olanda · 6 luglio 2026