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Autopsia Alert Numero 8
Autopsia10 giugno 2026·15 min di lettura

Autopsia Alert Numero 8

di THEDEVILLAWYER

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La Falcidia dell’IVA nella Composizione Negoziata

Apre la Sezione II del libro · Parte II · Gli Strumenti Stragiudiziali

Capitolo II · La Composizione Negoziata nella Prassi

Bisturi sulla carne viva dell’art. 23 c. 2-bis CCII

— Sette incisioni —

Due ospiti notturni al tavolo del Caffè Greco di Roma

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Avvertenze per l’Uso

Bugiardino del Mercoledì. Posologia chirurgica. Da leggere prima di sedersi al tavolo del bisturi.

Posologia. Una dose ogni mercoledì sera, dopo cena. A stomaco pieno, con un calice di vino rosso fermo a fianco. Sconsigliata la lettura a digiuno: i contenuti possono produrre vertigini, sudorazioni fredde, e — nei casi più gravi — la consapevolezza che un cliente del nostro studio, in questo preciso momento, sta firmando un atto che non doveva firmare.

Indicazioni. Avvocati che difendono imprese in CNC, commercialisti che attestano, sindaci che vigilano, Esperti indipendenti nominati dalla Camera di Commercio, magistrati della Sezione Imprese, funzionari dell’Agenzia delle Entrate che vogliono capire cosa pensa di loro chi sta dall’altra parte del tavolo.

Controindicazioni. Non somministrare a chi crede che la transazione fiscale sia un’autorizzazione a non pagare le tasse. Non lo è. È un istituto di proporzionalità, non di sconto. Chi lo confonde finisce davanti al PM con un capo di imputazione che inizia per art. 11 D.Lgs. 74/2000.

Effetti collaterali. Possibili riunioni d’urgenza con il commercialista il giovedì mattina. Possibile riscrittura di proposte transattive prima del weekend. Possibile telefonata all’Esperto indipendente per chiedere se «mancano centoventi giorni alla scadenza delle misure protettive, secondo Lei riusciamo a chiudere?». L’autore declina ogni responsabilità per crisi di nervi conseguenti alla scoperta che la propria CNC non è messa come si pensava.

Scadenza. Il Correttivo-ter è del 28 settembre 2024. I primi diciotto mesi di applicazione sono andati. La prassi che descriviamo è quella consolidata al giugno 2026. Tra dodici mesi alcune righe di questa Autopsia potrebbero essere obsolete. Tra ventiquattro, certamente. Ci si abitua.

Conservazione. Tenere lontano dalla portata dei creditori. E, soprattutto, lontano dal cassetto fiscale del cliente: se i due si incontrano, può succedere di tutto.

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Disclaimer in Apertura

La scena si svolge al Caffè Greco di Roma, in via dei Condotti 86 — il caffè letterario più antico d’Italia, fondato nel 1760, oggi monumento nazionale. Il Caffè Greco è reale, e nei suoi divanetti rossi e ai suoi tavolini di marmo si sono effettivamente seduti, nei due secoli e mezzo della sua storia, Stendhal, Goethe, Leopardi, Casanova, Schopenhauer, Liszt, Wagner, Hans Christian Andersen, e moltissimi altri.

I due ospiti notturni di questa Autopsia — Nikolaj Vasil’evič Gogol’ (1809-1852), che a Roma visse fra il 1837 e il 1841 scrivendo gran parte di Le anime morte, e Gabriele D’Annunzio (1863-1938), che del Caffè Greco fu cliente fedele per decenni — sono personaggi storici reali. I loro biografi documentano la loro frequentazione del locale. Le opinioni che, in questa Autopsia, vengono messe in bocca a Gogol’ e a D’Annunzio sono invenzione narrativa di chi scrive, costruite sulla base — e nel rispetto — della loro opera letteraria e del loro pensiero documentato.

Il caso applicativo sul quale il bisturi del Diavolo lavora stanotte è un caso paradigmatico didattico di sintesi: una ricostruzione composita che riassume le caratteristiche tipiche delle prime applicazioni dell’art. 23 c. 2-bis CCII registrate nei Tribunali italiani del Centro-Nord nel biennio 2025-2026. Non è una pronuncia singola. È la sintesi di un fenomeno. Quando una pronuncia specifica di particolare rilievo sarà disponibile, il presente lavoro sarà aggiornato con appendice giurisprudenziale dedicata.

Le opinioni espresse hanno esclusiva finalità informativa, didattica e divulgativa. Non costituiscono parere legale.

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Il Diavolo entra al Caffè Greco

Mercoledì 10 giugno 2026. Roma. Ore 23:30. Pioggia leggera su via dei Condotti. I lampioni dell’ottocento illuminano i selciati bagnati. Le vetrine di Bulgari di fronte sono spente da quattro ore. Solo il Caffè Greco è ancora aperto, come ogni notte da duecentosessantasei anni.

Il Diavolo lascia la macchina — l’Aurelia B24 Spider nera del 1955 — parcheggiata di fronte all’ingresso di via dei Condotti 86. Il portiere notturno, che lo riconosce ormai da quattro presenze, gli apre senza chiedere. Bombetta scomposta sotto un ombrello nero appena richiuso. Cravatta panna Marinella con bombetta ricamata. Guanti chirurgici bianchi nella tasca interna della giacca — quelli del bisturi, non quelli del tavolo. Stasera il bisturi è atteso.

La sala interna del Caffè Greco è disposta in tre ambienti consecutivi, attraversati da un corridoio centrale che porta verso il fondo. Il primo ambiente — l’Omnibus, lungo, stretto, con i divanetti rossi e i ritratti di Goethe e Leopardi alle pareti — è vuoto. Le sedie sono già state messe sui tavoli, salvo due. Il secondo ambiente — la Sala Rossa, più piccola, intima — ha le luci basse. Il terzo — la Sala Antica, dove i camerieri in livrea bianca e gilet rosso servono ai personaggi importanti — è dove, ogni mercoledì notte, lo aspettano.

Stasera ad aspettarlo sono in due.

Al tavolo di marmo grigio, sotto il ritratto seppia di Stendhal — quello del 1817, in cui lo scrittore francese, allora console a Civitavecchia, ha gli occhi stanchi di chi ha scritto tutto il giorno — siede un signore alto, magro, dal naso lungo e dalla giacca verde scuro con il colletto alto, di taglio anni Trenta dell’Ottocento. Capelli neri lunghi che gli scendono sulle spalle. Mani sottili che stringono una tazzina di caffè turco. Occhi inquieti che corrono da un tavolo all’altro come cercando qualcuno che non c’è. È Nikolaj Vasil’evič Gogol’. Età apparente trentadue anni — quella che aveva quando, fra il 1840 e il 1841, sedeva proprio a questo tavolo a riscrivere a Roma le prime parti di Le anime morte.

Di fronte a Gogol’, sull’altro lato del tavolo, siede un altro signore. Più basso, ma con una presenza che riempie la sala. Calvo, baffi rossi, abito scuro su panciotto bianco di lino, due dita strette sull’asticella di pince-nez d’oro. Anelli ai mignoli. Crisantemo bianco all’occhiello. La voce — quando parla, e in questo preciso istante sta parlando — è quella di chi recita ad alta voce nella propria testa anche quando ordina un caffè. È Gabriele D’Annunzio, età apparente cinquantadue anni — quella che aveva nel 1915, alla vigilia della Marcia su Ronchi.

I due non si erano mai incontrati nella vita reale: Gogol’ è morto nel 1852, D’Annunzio è nato nel 1863. Stanotte sono qui, al Caffè Greco, perché chi scrive ha bisogno di loro. E il Caffè Greco — il Caffè degli Spettri del mercoledì — è il luogo in cui certe convocazioni sono possibili.

Il Diavolo si avvicina al tavolo. I camerieri spariscono nel retro. Resta la sala con tre persone. Si siede sulla terza sedia, quella vuota, che dà la schiena alla porta.

D’ANNUNZIO (senza guardarlo, con la voce di chi sa di essere ascoltato):

— Caro Avvocato. Vi attendevo. Il signor Gogol’ qui presente — al quale ho appena offerto un altro caffè turco, e che, devo ammettere, è di compagnia silenziosa ma di una intelligenza che si percepisce sotto il silenzio come si percepisce il fuoco sotto la cenere — il signor Gogol’ mi diceva una cosa interessantissima sulla questione del debito che non esiste eppure si paga, e del debito che esiste eppure non si paga. Voi, da italiano del nostro tempo, ditemi: si paga ancora l’IVA, in Italia? Oppure è diventata, anche lei, un’anima morta?

L’AVVOCATO DEL DIAVOLO (senza scomporsi, posando la bombetta sul tavolo):

— Eccellenza. L’IVA si paga ancora. Ma da diciotto mesi — da quando, il ventotto settembre del duemilaventiquattro, è entrato in vigore il Correttivo-ter del Codice della Crisi d’Impresa — si può anche, in certe condizioni rigorose, falcidiare. In sede stragiudiziale. Senza Tribunale che omologa. È esattamente il tema sul quale stanotte chiederò il vostro aiuto.

GOGOL’ (parlando per la prima volta, con un italiano lento, accentato, dolcissimo):

— Falcidiare. Ah. Falcidiare l’imposta dello Stato. Volga il Signore. Nel mio paese — nella Russia degli Zar — chi falcidiava l’imposta finiva con il fuoco. Letteralmente. Brucia la casa, brucia la famiglia, brucia il mugic. Voi italiani siete diventati, in centocinquant’anni, molto più miti di noi.

D’ANNUNZIO (con un sorriso obliquo):

— Caro Gogol’, non vi confondete: noi italiani non siamo diventati più miti. Siamo diventati più bilancieri. Quando si bilancia, si concede. Lo Stato italiano del duemilaventisei concede la falcidia dell’IVA non per pietà — la pietà non esiste in materia tributaria — ma perché un calcolo, fatto da un computer di Roma o di Bruxelles, gli dice che incassare il quaranta per cento di un’IVA dovuta è meglio che incassare lo zero per cento di un’azienda fallita. Il Correttivo-ter è figlio di un foglio Excel, non di una virtù morale.

GOGOL’ (annuendo lentamente):

— Foglio Excel. Termine moderno. Significherebbe — nella mia lingua — ledger, registro. Una contabilità. Sono cose che conosco. Il mio Čičikov — il personaggio del mio romanzo — comprava anime morte per iscriverle nel registro fiscale dello Stato e ottenere prestiti garantiti su servi che non esistevano più. Era una falcidia rovesciata: invece che il debitore che chiede allo Stato di accettare meno, era il debitore che chiedeva allo Stato di registrare di più. In entrambi i casi, però, il punto è lo stesso: chi decide la verità del registro? Il debitore? Lo Stato? Il giudice?

L’AVVOCATO DEL DIAVOLO:

— Signor Gogol’, voi avete appena posto, in lingua russa di metà Ottocento, il problema centrale dell’art. 23 c. 2-bis CCII del duemilaventiquattro italiano. Chi decide la verità del registro fiscale, quando il debitore non può pagare? La risposta del legislatore italiano del Correttivo-ter è — provo a riassumerla in una frase — questa: la verità la decide un calcolo trasparente, controllato da un terzo indipendente, e portato davanti a chi rappresenta lo Stato che si chiama Agenzia delle Entrate. Nessuno omologa. Nessuno impone. Si propone. Si discute. Si firma o non si firma.

D’ANNUNZIO (versando del Frascati nel suo bicchiere, lentamente):

— Si propone, si discute, si firma. Tre verbi. Tre verbi che — voi lo sapete come lo so io — non sono mai tre verbi: sono uno solo. Si negozia. E negoziare è — lo dice la radice latina della parola — negare ogni otium, non concedersi riposo. Chi entra in una trattativa fiscale con l’Agenzia delle Entrate del Regno d’Italia — perdonatemi, della Repubblica — non riposa per duecentoquaranta giorni. Poi riposa, sì. Ma se ha sbagliato a negoziare, riposa sotto la liquidazione giudiziale.

L’AVVOCATO DEL DIAVOLO (annuendo):

— Esatto, Eccellenza. È esattamente il rischio. E proprio per questo, stanotte, prima di andare a letto, voi due mi aiuterete a praticare sette incisioni del bisturi su un istituto giuridico che — vi assicuro — somiglia di più ai vostri due mondi letterari che a un manuale di diritto tributario. L’incisione è il modo in cui un istituto giuridico si rivela. Sotto la pelle della norma c’è la carne della prassi. E sotto la carne, l’osso del principio. Il bisturi attraversa tutti e tre gli strati.

GOGOL’ (sorridendo per la prima volta, e il sorriso è triste come quello degli ucraini di Mirgorod che riderebbero se sapessero ancora ridere):

— Avvocato. Cominciate. La notte è lunga. Il Caffè è ancora aperto. Il proprietario non ci scaccerà fino alle quattro. Abbiamo, dunque, quattro ore e mezza. Quanto vi serve per sette incisioni?

L’AVVOCATO DEL DIAVOLO (togliendo i guanti chirurgici bianchi dalla tasca interna e infilandoseli, dito per dito):

— Trentasei minuti a incisione. Lo Stato italiano alla cassa, contento. Procediamo.

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Vivisezione Principale

Il Caso Paradigmatico

Una ricostruzione composita di sintesi.

Riassume le caratteristiche tipiche delle prime applicazioni dell’art. 23 c. 2-bis CCII registrate dai Tribunali italiani del Centro-Nord nel biennio 2025-2026.

Non è una pronuncia singola: è la radiografia di un fenomeno.

I fatti — la cornice

L’impresa che il bisturi viviseziona stanotte è — sul piano didattico — una società a responsabilità limitata operante nel settore manifatturiero del Centro-Nord (settori tipici delle prime applicazioni: meccanica strumentale, packaging, lavorazione metalli, automotive di filiera, tessile-abbigliamento). Fatturato indicativo della fascia centrale dei casi osservati: fra dodici e venticinque milioni di euro annui. Dipendenti: fra quaranta e centocinquanta. Storia aziendale ventennale o trentennale. Compagine sociale familiare, secondo o terzo passaggio generazionale. Esposizione bancaria significativa con tre-cinque istituti. Esposizione fiscale e contributiva accumulata negli ultimi quattro-sei esercizi, prevalentemente in IVA e in ritenute IRPEF dei dipendenti.

Il fatto generatore della crisi: nel biennio duemilaventitre-duemilaventiquattro, un evento di mercato concentrato (perdita di un committente strategico, caduta dei volumi su una commessa pluriennale, aumento del costo delle materie prime non trasferibile a valle, contenzioso bancario su rinegoziazione affidamenti) ha generato una tensione di liquidità sostenibile per dodici-diciotto mesi, ma non oltre.

Il momento dell’accesso alla CNC: l’imprenditore, su segnalazione del proprio commercialista — talvolta su segnalazione dell’organo di controllo ex art. 25-octies CCII, in altri casi su sollecitazione di un creditore pubblico qualificato ex art. 25-novies — accede alla piattaforma Unioncamere e deposita l’istanza nei primi mesi del duemilaventicinque.

La composizione del debito al deposito dell’istanza: il quadro che il bisturi incontra è — nei casi paradigmatici — questo:

debito bancario: fra il quaranta e il cinquantacinque per cento del totale, in parte garantito da MCC/SACE/Fondo PMI, in parte chirografario;

debito tributario: fra il venti e il trentacinque per cento del totale, di cui la componente IVA è — qui sta il punto — fra il sessanta e l’ottanta per cento del debito fiscale stesso;

debito contributivo (INPS, INAIL): fra il cinque e il dodici per cento;

debito commerciale verso fornitori: fra il dieci e il venti per cento.

In assenza dell’art. 23 c. 2-bis CCII — cioè prima del Correttivo-ter del settembre duemilaventiquattro — un’impresa con questa composizione era strategicamente intrappolata: la sola possibilità di chiudere un accordo che includesse la falcidia dell’IVA era il concordato preventivo (con omologazione del Tribunale e voto delle classi), che però comportava costi temporali e reputazionali spesso letali per la continuità.

La proposta — l’aritmetica della transazione fiscale

La proposta che, nei casi paradigmatici, l’impresa formula all’Agenzia delle Entrate ex art. 23 c. 2-bis CCII è costruita su quattro variabili.

Prima variabile — la percentuale di falcidia. Nelle prime applicazioni 2025-2026, le percentuali registrate oscillano in una banda fra il quarantacinque e il sessantacinque per cento sul capitale IVA e ritenute. Le sanzioni e gli interessi sono — nella maggior parte dei casi — falcidiati in percentuali significativamente più alte (anche oltre l’ottanta per cento). Il debito di imposta capitale resta il nucleo difeso dall’Erario.

Seconda variabile — la dilazione temporale. Il piano di pagamento si distribuisce tipicamente su un orizzonte di otto-dieci anni, con un periodo di pre-ammortamento di sei-dodici mesi e poi rate trimestrali o semestrali. La dilazione è strumentale al sostenimento del piano di risanamento industriale e va calibrata sulla generazione di cassa attesa.

Terza variabile — la garanzia di adempimento. La transazione fiscale ex art. 23 c. 2-bis è quasi sempre accompagnata da un meccanismo di garanzia: fideiussione bancaria escutibile a prima richiesta, pegno su quote sociali, atto di vincolo su asset specifici, o — in casi più rari — garanzia personale degli amministratori. L’Erario, in difetto di omologazione giudiziale, pretende che il rischio di inadempimento sia coperto da almeno una di queste forme.

Quarta variabile — il best interest test documentato. Qui è il cuore tecnico. La proposta deve essere accompagnata da una relazione asseverata — predisposta da un professionista indipendente — che dimostri, con perizia tecnica, che il valore attuale netto della proposta è superiore al valore attuale netto che l’Erario otterrebbe dall’alternativa liquidatoria. È il best interest test della Direttiva (UE) 2019/1023, recepito in Italia. Senza questo test, la proposta non si guarda nemmeno.

L’esito — accettazione, rifiuto, contenzioso

Le prime applicazioni 2025-2026 registrano tre possibili esiti.

Esito A — Accettazione dell’Agenzia delle Entrate. Si stipula l’accordo bilaterale, si esegue il piano. È l’esito ottimale. Statisticamente non maggioritario nei primi diciotto mesi di applicazione — l’AdE sta ancora costruendo le proprie linee guida interpretative interne — ma in crescita.

Esito B — Rifiuto motivato dell’AdE. L’AdE rigetta la proposta, prevalentemente per uno dei seguenti motivi: best interest test insufficiente; garanzie ritenute non adeguate; sospetti di abuso del diritto; insufficienza del piano industriale a sostenere la dilazione. In caso di rifiuto, non vi è cram down disponibile in CNC. L’imprenditore ha due strade: rinunciare, oppure trasmigrare verso il concordato preventivo ex art. 44 CCII «con riserva» — agganciando il cram down fiscale forzoso ex art. 84.

Esito C — Contenzioso impugnatorio. In una frazione minoritaria dei casi, l’AdE non risponde formalmente entro il termine, oppure risponde in modo che il debitore considera viziato. Si apre allora una fase contenziosa atipica — il Tribunale della Sezione Imprese viene investito in via cautelare per chiedere che l’inerzia o il diniego siano superati. La giurisprudenza di merito sta consolidando criteri rigorosi in materia.

Il punto centrale della Vivisezione Principale

La transazione fiscale ex art. 23 c. 2-bis CCII non è uno sconto.

Non è un condono.

Non è una mano caritatevole dello Stato.

È — per usare la parola di D’Annunzio — un bilancio: la rappresentazione, in numeri, del fatto che l’Erario, fra incassare il quarantacinque per cento dell’IVA in dieci anni oppure il zero per cento in venti, fa la scelta del quarantacinque.

Chi non interiorizza questo principio entra al tavolo della trattativa con la mentalità sbagliata, propone soluzioni irricevibili, e si vede rifiutare la proposta.

Chi lo interiorizza, costruisce un best interest test che convince l’AdE — perché parla la lingua dell’AdE: numeri, garanzie, certezze.

Sotto la transazione fiscale c’è un foglio Excel. Sopra il foglio Excel, c’è un negoziato. Sopra il negoziato, c’è la dignità dell’impresa che continua. Quella dignità — e solo quella — è la posta in gioco.

GOGOL’ (che ha ascoltato in silenzio, ora parlando con un filo di voce):

— Avvocato. Vi devo confessare una cosa. La mia Anime morte parla esattamente di questo. Di un foglio Excel — di un registro — che decide chi è vivo e chi è morto. Čičikov, il mio personaggio, non era un imbroglione. Era un bilanciere, come dice il signor D’Annunzio. Aveva capito che la verità ufficiale del registro contava più della verità sostanziale della vita. Voi italiani del duemilaventisei avete capito la stessa cosa, e l’avete trasformata in legge.

D’ANNUNZIO:

Lo scarto fra il numero e l’anima, signori miei, è il luogo dove vive la metà degli avvocati italiani contemporanei. Lo scarto fra il numero e l’anima, lì, è la professione.

L’AVVOCATO DEL DIAVOLO:

— Esatto. E il bisturi non riduce lo scarto. Lo rivela. Procediamo con la prima incisione.

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Pubblicato originariamente su Substack — TheDevilLawyer.

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