Space economy e diritto satellitare: il mercato LEO/GEO, il Trattato del 1967 e i suoi limiti, la proprietà dei dati EO, Copernicus, IRIS² e le opportunità per il Portogallo
Chi possiede i dati orbitali?
C'è un punto esatto in cui il diritto smette di essere il custode della Terra e diventa il guardiano dello spazio vuoto che la circonda. Quel punto si trova a circa 160 chilometri d'altitudine, dove l'atmosfera si dirada fino a diventare irrilevante per il volo orbitale e dove migliaia di oggetti artificiali — satelliti operativi, detriti, stadi di razzi dismessi — percorrono le loro traiettorie a 7.500 metri al secondo. L'Avvocato del Diavolo non crede alle frontiere naturali del diritto. Ma lo spazio, più di ogni altro dominio, rivela la distanza fra la norma scritta nel 1967 e la realtà tecnica ed economica del 2025.
Il mercato dei servizi satellitari ha raggiunto nel 2024 un valore complessivo stimato intorno ai 290 miliardi di dollari a livello globale (da verificare nelle analisi della Satellite Industry Association, SIA, Report 2025). Il segmento più dinamico non è più quello dei grandi satelliti geosincroni (GEO) a 35.786 chilometri d'altitudine — quelli delle telecomunicazioni tradizionali, immobili rispetto alla superficie terrestre — ma il LEO, Low Earth Orbit, la fascia fra 160 e 2.000 chilometri dove operano le mega-costellazioni. Starlink di SpaceX aveva superato i 6.000 satelliti operativi a fine 2024 (da verificare). OneWeb — ora Eutelsat OneWeb dopo la fusione con l'operatore francese Eutelsat — conta circa 600 satelliti. Amazon Kuiper ha avviato i lanci commerciali nel 2025 con l'obiettivo di 3.236 satelliti (da verificare). L'ITU — International Telecommunication Union — ha ricevuto istanze di coordinazione per decine di migliaia di ulteriori satellite slots.
Il Portogallo non è spettatore passivo di questa trasformazione. L'Agência Espacial Portuguesa (Portugal Space) è stata istituita nel 2019 ed è diventata membro a pieno titolo dell'ESA — European Space Agency. Il paese partecipa al programma Copernicus EU, alla costellazione di sorveglianza Sentinel, e ha sviluppato una propria industria spaziale emergente concentrata principalmente nell'area metropolitana di Lisbona e nella regione Centro. NewSpace Portugal — l'associazione di settore — raggruppa startup, PMI e centri di ricerca che operano nella space economy portoghese, alcune delle quali beneficiano del programma ESA BIC (Business Incubation Centre) attivo a Cascais. Duarte osserva questa scena con l'occhio di chi sa che il valore economico si costruisce sempre qualche anno prima che il diritto lo regoli davvero.
1. Il Trattato Outer Space del 1967 e i suoi limiti strutturali
L'architrave del diritto internazionale dello spazio è il Trattato sullo Spazio Extra-Atmosferico del 27 gennaio 1967 — ufficialmente Trattato sui principi che regolano le attività degli Stati nell'esplorazione e nell'uso dello spazio extra-atmosferico, inclusi la Luna e gli altri corpi celesti, comunemente noto come Outer Space Treaty (OST). Ratificato da 115 Stati, tra cui tutti i principali attori spaziali, il trattato fu negoziato nel contesto della guerra fredda, in risposta alla corsa allo spazio bipolare, con un'architettura pensata per soggetti statali, non per operatori privati.
L'art. II dell'OST stabilisce il principio fondamentale: lo spazio extra-atmosferico, inclusa la Luna e gli altri corpi celesti, non può essere oggetto di appropriazione nazionale da parte di rivendicazione di sovranità, con l'uso o l'occupazione, o con qualsiasi altro mezzo. Nessuno Stato può rivendicare la proprietà dello spazio o delle risorse spaziali nel senso tradizionale del diritto internazionale. L'art. VI, però, introduce una responsabilità speculare: gli Stati Parte sono responsabili internazionalmente delle attività nazionali nello spazio extra-atmosferico, sia che tali attività siano svolte da agenzie governative sia da soggetti non governativi. Gli operatori privati sono assoggettati all'autorizzazione e alla supervisione continua dello Stato d'appartenenza.
Qui si apre il primo nodo che nessuno ha risolto in cinquantotto anni. Il trattato è stato scritto per un mondo in cui solo i governi disponevano delle risorse per lanciare satelliti. SpaceX, Eutelsat OneWeb, Amazon Kuiper, e le centinaia di startup che popolano la space economy del 2025 non esistevano nel 1967, nemmeno come ipotesi. Il regime di responsabilità dell'OST — rafforzato dalla Liability Convention del 1972 e dalla Registration Convention del 1976 — è costruito sulla simmetria Stato-operatore: ogni satellite deve avere uno Stato di registrazione (State of Registry) che risponde in ultima istanza della sua condotta nello spazio. Ma cosa accade quando un'impresa costituita nelle Isole Cayman lancia da un sito in mare di bandiera panamense un satellite destinato a coprire mercati europei? La catena di responsabilità diventa un esercizio di ingegneria giuridica, non di trasparenza.
2. Il regime di immatricolazione e la responsabilità internazionale
La Registration Convention del 1976 — Convenzione sulla registrazione degli oggetti lanciati nello spazio extra-atmosferico — obbliga gli Stati a registrare nel proprio registro nazionale ogni oggetto spaziale lanciato nel loro territorio o da installazioni sotto la loro giurisdizione, e a notificarne l'esistenza al Segretario Generale dell'ONU per l'iscrizione nel registro centrale UNOOSA. La registrazione attribuisce giurisdizione e controllo allo Stato di registro, e — in combinazione con l'OST — gli attribuisce la responsabilità internazionale per le attività di quell'oggetto.
In pratica, il sistema funziona attraverso licenze nazionali. In Francia, l'operatore spaziale privato deve ottenere l'autorizzazione ai sensi della Loi relative aux opérations spatiales (LOS) del 2008. Nel Regno Unito — anche post-Brexit — lo Space Industry Act del 2018 istituisce un regime di licenza gestito dalla Civil Aviation Authority. In Germania opera il regime autorizzatorio previsto dalla proposta di legge spaziale (Weltraumgesetz), tuttora in discussione parlamentare (da verificare l'iter aggiornato al 2025-2026). Negli Stati Uniti, la Federal Communications Commission regola lo spettro e le frequenze, mentre la Federal Aviation Administration (FAA) rilascia le licenze di lancio; il Commercial Space Launch Competitiveness Act del 2015 ha esplicitamente riconosciuto il diritto dei cittadini americani di possedere le risorse estratte nello spazio, aprendo un dibattito internazionale ancora irrisolto.
Il Portogallo ha adottato nel 2021 il Decreto-Lei n.º 16/2021 che istituisce il regime giuridico delle attività spaziali (Regime Jurídico das Atividades Espaciais, RJAE), affidando ad Portugal Space il ruolo di autorità nazionale di autorizzazione e supervisione. Il decreto recepisce i principi dell'OST e della Liability Convention, e impone agli operatori che intendano condurre attività spaziali dalla giurisdizione portoghese — o da strutture sotto controllo portoghese — di ottenere una licenza, presentare un piano di copertura assicurativa per i danni causati a terzi, e contribuire a un fondo di garanzia. È un quadro moderno per gli standard europei, che però sconta gli stessi limiti strutturali del trattato internazionale da cui discende: chi definisce "attività spaziale condotta dalla giurisdizione portoghese" quando l'infrastruttura è distribuita globalmente?
3. I dati di osservazione terrestre: chi possiede cosa
La questione della proprietà dei dati satellitari è distinta e più complessa della questione della proprietà del satellite fisico. Un satellite di osservazione terrestre (Earth Observation, EO) raccoglie immagini, dati radar, telerilevamento iperspettrale, dati ambientali, geolocalizzazione. Questi dati vengono trasmessi a terra, elaborati, e poi distribuiti — o venduti. Il regime giuridico applicabile a ciascun passaggio è diverso.
Il programma Copernicus dell'Unione Europea — la componente di osservazione terrestre del Programma Spaziale EU — opera attraverso una flotta di satelliti Sentinel gestiti da ESA per conto della Commissione Europea. I dati Copernicus sono soggetti a una politica di accesso aperto: il Regolamento (UE) 2021/696 che istituisce il Programma Spaziale Europeo (EUSP) e il suo predecessore il Regolamento (UE) 377/2014 stabiliscono che i dati Sentinel sono gratuiti, accessibili e aperti per tutti gli utenti, senza restrizioni d'uso. È una scelta politica deliberata, che ha reso Copernicus il più grande fornitore di dati EO gratuiti al mondo (da verificare nei report Copernicus per numero di utenti e volume dati distribuiti).
Ma la politica open data di Copernicus non esaurisce il tema. I dati EO commerciali — raccolti da satelliti privati come quelli della costellazione SkySat di Planet Labs, di Maxar Technologies, di Airbus Defence and Space o di ICEYE (radar ad apertura sintetica) — sono soggetti a regimi proprietari diversi. Il produttore del satellite detiene il diritto di proprietà intellettuale sui dati come opera dell'ingegno o come database ai sensi della Direttiva 96/9/CE (ora in revisione, sostituita parzialmente dalla Direttiva 2019/1024 sui dati aperti), e può venderli, licenziarli, o limitarne l'accesso. L'acquirente dei dati — un governo, un'impresa, un ricercatore — ottiene una licenza d'uso, non la proprietà. La distinzione è cruciale in ogni contratto di procurement di dati EO.
Il regime statunitense è più esplicito. Il US Remote Sensing Policy — la direttiva presidenziale che regolamenta il telerilevamento commerciale — e il Land Remote Sensing Policy Act del 1992 (aggiornato dal Commercial Space Launch Competitiveness Act del 2015) consentono agli operatori privati statunitensi di commercializzare immagini satellitari con risoluzioni fino a 25 centimetri per pixel (limite ridotto nel 2014 da 50 cm), soggette a una procedura di autorizzazione del Dipartimento di Commercio (NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration). In caso di crisi di sicurezza nazionale, il governo USA può imporre lo "shutter control" — la sospensione della raccolta o della distribuzione di certi dati. La catena di controllo rimane in mano allo Stato, ma l'operatore commerciale ne è il motore economico.
4. Il Regolamento UE 2021/696 e la proposta di regolamentazione spaziale europea
Il Regolamento (UE) 2021/696 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 aprile 2021 che istituisce il Programma Spaziale dell'Unione Europea è il documento normativo di riferimento per la space economy europea nel periodo 2021-2027, con un bilancio di 14,88 miliardi di euro. Il regolamento istituisce l'Agenzia dell'Unione Europea per il Programma Spaziale (EUSPA, con sede a Praga), che ha assorbito le competenze della vecchia Agenzia del GNSS Europeo (GSA). I quattro componenti principali del Programma Spaziale EU sono: Galileo (sistema di navigazione globale), EGNOS (sistema di navigazione satellitare europeo), Copernicus (osservazione terrestre), e GOVSATCOM (comunicazioni satellitari governative sicure).
La novità più rilevante del periodo recente è la proposta di regolamento europeo sulla connettività sicura — Regolamento (UE) 2023/588 del 15 marzo 2023 — che ha istituito il programma IRIS² (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite). IRIS² mira a costruire una costellazione MEO/LEO ibrida di proprietà europea, capace di offrire connettività a banda larga sicura per usi governativi e commerciali entro il 2030. Il programma è la risposta strategica dell'UE alla dipendenza da Starlink emersa durante il conflitto in Ucraina — dove i terminali Starlink hanno svolto un ruolo cruciale nelle comunicazioni militari ucraine (da verificare nelle analisi EEAS del 2023-2024). Il contratto di sviluppo e dispiegamento di IRIS² è stato aggiudicato nel 2024 a un consorzio guidato da SES, Eutelsat, Hispasat (partecipata pubblica spagnola), Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space e Leonardo (da verificare i termini aggiornati del consorzio e la roadmap). Il Portogallo, attraverso Hispasat — nella cui struttura societaria vi è una partecipazione pubblica — e attraverso le imprese dell'ecosistema Portugal Space, ha interessi diretti in IRIS².
La Commissione Europea aveva presentato nel 2023 anche una proposta più ampia di Spazio Regulation, un regolamento orizzontale sull'attività spaziale europea che avrebbe definito requisiti minimi comuni per le licenze nazionali, la responsabilità degli operatori, la gestione dei detriti orbitali e la sostenibilità a lungo termine delle orbite (da verificare l'iter legislativo e lo stato al 2025-2026 nel sito del Parlamento europeo). Il dossier è complesso politicamente, perché tocca competenze nazionali in materia di licenze spaziali che gli Stati membri custodiscono gelosamente. Francia e Germania — con le industrie spaziali più mature d'Europa — hanno interessi diversi dal Portogallo o dalla Lettonia. La proposta di regolamento, se adottata, soppianerebbe in parte il Decreto-Lei portoghese del 2021, avvicinando i regimi nazionali ma riducendo la flessibilità locale.
5. La gestione dei detriti orbitali: il diritto dell'esternalità spaziale
Esiste un problema che il mercato da solo non risolverà mai, e che il diritto internazionale non ha ancora risolto. Ogni satellite lanciato in LEO, al termine della sua vita operativa, diventa detrito. Ogni lancio produce detriti di secondo stadio. Ogni collisione produce nuvole di frammenti che moltiplicano il rischio di ulteriori collisioni — il cosiddetto Sindrome di Kessler, teorizzata dall'astrofisico Donald Kessler nel 1978: se la densità di detriti in orbita raggiunge una soglia critica, l'effetto a cascata rende l'orbita inutilizzabile per generazioni.
Le Linee Guida sulla Riduzione dei Detriti Spaziali dell'IADC — Inter-Agency Space Debris Coordination Committee — raccomandano che i satelliti in LEO vengano de-orbitati entro 25 anni dalla fine della vita operativa. La proposta europea sullo spazio del 2023 intenderebbe rendere vincolante una regola analoga per gli operatori europei (da verificare). Starlink ha dichiarato che i propri satelliti sono progettati per de-orbitarsi autonomamente in cinque anni (da verificare). Ma l'applicazione internazionale di queste regole è pressoché nulla: nessun organismo internazionale ha il potere di sanzionare un operatore che lasci un satellite in orbita in modo irresponsabile. L'OST attribuisce la responsabilità allo Stato di registrazione, ma la Liability Convention del 1972 richiede che si dimostri un danno concreto e riconducibile a un oggetto specifico — prova quasi impossibile in un campo di detriti dispersi.
L'esternalità spaziale è identica, nella struttura logica, all'inquinamento ambientale: il costo è collettivo, il profitto è privato, e il diritto internazionale — per ragioni di sovranità — non riesce ad attribuirlo correttamente. Le startups del settore Active Debris Removal (ADR), alcune delle quali beneficiano del programma ESA Clean Space — ClearSpace-1 è la missione ESA pionieristica in questo campo, con lancio previsto nel 2026 (da verificare) — cercano di creare un mercato del ripristino orbitale. Ma un mercato dei detriti presuppone che qualcuno paghi per la pulizia, e nessuno ha ancora definito chi sia il soggetto obbligato quando il responsabile è irrintracciabile, insolvente o straniero.
6. Opportunità di investimento: SPACs, venture, ESA BIC
La space economy ha attraversato un ciclo di euforia da SPAC (Special Purpose Acquisition Company) fra il 2020 e il 2022, seguito da una correzione severa. Virgin Galactic, AST SpaceMobile, Spire Global, Planet Labs — tutte quotate via SPAC — hanno sofferto forti deprezzamenti dopo la fase di entusiasmo iniziale. Il mercato ha realizzato che i ricavi ricorrenti nel settore spaziale richiedono tempi lunghi e capitali enormi che i veicoli SPAC faticano a garantire (da verificare nei dati di mercato aggiornati al 2025).
Il venture capital nel settore ha però tenuto su alcune nicchie specifiche: i fornitori di servizi di lancio small (Rocket Lab, che ha superato i 40 lanci operativi — da verificare), i produttori di componenti per micro e nanosatelliti, le piattaforme di analisi dei dati EO, e l'hardware per le comunicazioni laser intersatellitare (optical inter-satellite links, OISL). In Europa, il fondo ETF Partners e il fondo Primo Space Fund di OHB sono fra i veicoli attivi nel deep-tech spaziale europeo (da verificare).
Il Portogallo ha strumenti istituzionali per partecipare a questa economy. Portugal Space gestisce l'ESA BIC Portugal — il Business Incubation Centre dell'ESA con sede a Cascais — che offre a startup spaziali portoghesi fino a 50.000 euro in servizi tecnici ESA e mentorship per un periodo di due anni, oltre al coinvolgimento nella rete ESA BIC europea. Le startup incubate da ESA BIC hanno accesso privilegiato al procurement ESA e ai programmi di sviluppo tecnologico dell'agenzia. Per chi voglia costruire un'impresa nel settore spaziale in Portogallo, l'ESA BIC è il primo interlocutore istituzionale. Il Decreto-Lei 16/2021 offre il quadro regolatorio; il Portugal Space Act — come viene informalmente chiamato — è compatibile con il regime di licenza ESA e con le prassi degli operatori europei.
Il punto cieco degli investitori nel settore è la confusione fra valore del satellite e valore del dato. Il satellite è infrastruttura — ha un costo di lancio, un lifetime operativo, un valore di rimpiazzo. Il dato è il prodotto: ha valore di mercato che dipende dalla risoluzione, dalla frequenza di rivisita dell'area di interesse, dalla capacità di analisi aggiunta. Le imprese che hanno capito questa distinzione e si sono posizionate come fornitori di intelligence derivata dai dati EO — non come operatori satellitari — hanno retto meglio la correzione post-SPAC. Le analisi di variazione della copertura forestale, le mappe di umidità del suolo, i dati di traffico portuale estratti da SAR — Synthetic Aperture Radar — sono prodotti ad alto valore aggiunto che richiedono competenze analitiche, non solo orbite.
7. Il problema della sovranità dei dati orbitali
Il nodo politico e giuridico più acuto non è chi possiede il satellite: è chi controlla il dato che il satellite raccoglie. Quando un satellite governativo straniero sorpassa il territorio portoghese e raccoglie immagini ad alta risoluzione, il Portogallo non ha un diritto giuridicamente opponibile a bloccare quella raccolta. L'OST garantisce la libertà di passaggio e di osservazione. La Risoluzione 41/65 dell'Assemblea Generale ONU del 1986 sui Principi relativi al Telerilevamento della Terra dallo Spazio afferma che il telerilevamento deve beneficiare gli Stati osservati, ma non ne vieta la raccolta unilaterale da parte di altri Stati. Il principio di consent-based prior authorization — l'obbligo di ottenere il consenso dello Stato osservato prima di raccogliere dati EO ad alta risoluzione sul suo territorio — non è diritto internazionale vincolante.
Questa asimmetria di potere è ancora più acuta nel contesto delle mega-costellazioni commerciali. I dati raccolti da Starlink — che non è solo connettività ma anche, potenzialmente, una piattaforma di raccolta dati (da verificare le specifiche tecniche pubblicate) — sono soggetti alla giurisdizione statunitense. Il Cloud Act americano del 2018 consente alle autorità USA di richiedere ai fornitori di servizi cloud e digitali statunitensi i dati relativi a persone fisiche e giuridiche straniere, indipendentemente da dove quei dati siano fisicamente archiviati. La sovranità del dato satellitare è quindi subordinata alla nazionalità dell'operatore, non alla nazionalità del soggetto osservato o al luogo di archiviazione. IRIS², da questo punto di vista, non è solo un progetto di connettività: è un progetto di sovranità tecnologica.
Il Regolamento (UE) 2021/696 introduce il concetto di autonomia strategica aperta nel settore spaziale — una formula diplomatica che significa: l'Europa vuole ridurre la dipendenza da operatori non europei, pur restando aperta agli accordi internazionali. In pratica, gli appalti del Programma Spaziale EU sono riservati a entità stabilite nell'UE e a controllate estere che rispettino determinate condizioni di sicurezza. La preferenza europea nel procurement spaziale è esplicita, anche se non assoluta.
8. Il dato portoghese: Portugal Space e la finestra di opportunità
Portugal Space — Agência Espacial Portuguesa — ha pubblicato la sua Estratégia Espacial Nacional 2030 (da verificare nei documenti ufficiali sul portale agencia.espacial.gov.pt), che identifica quattro priorità: osservazione terrestre, connettività, navigazione e accesso autonomo allo spazio. Il Portogallo non ha — e realisticamente non avrà a breve — capacità di lancio autonoma, ma intende posizionarsi come hub di servizi, analisi dei dati e integrazione di sistemi. La posizione geografica è un vantaggio reale: le Azzorre sono state identificate come potenziale sito di lancio sub-orbitale e di infrastrutture di monitoraggio (da verificare i progetti approvati dalla Presidência do Governo Regional dos Açores). La prossimità al Corridoio Atlantico offre vantaggi logistici per i razzi con traiettorie polari.
L'ecosistema portoghese conta imprese come Tekever — specializzata in UAV e sistemi di osservazione — Evoleo Technologies — sistemi elettronici spaziali — e Omnidea — tecnologie per la propulsione e l'accesso allo spazio (da verificare il portfolio aggiornato di ciascuna). Il portafoglio contrattuale con ESA delle imprese portoghesi è cresciuto significativamente dopo l'ingresso a pieno titolo nel 2019: la partecipazione ai programmi ESA comporta un ritorno industriale (return on investment) calcolato in base alle contribuzioni nazionali, che Portugal Space monitora con attenzione.
Il diritto spaziale del 1967 ha risolto il problema della guerra fredda nucleare: impedire che la Luna diventasse una base missilistica. Non ha risolto — e non poteva risolvere — il problema della space economy del 2025: chi possiede i dati che i satelliti raccolgono, chi risponde quando un operatore privato semina detriti in orbita, chi controlla la connettività globale quando passa attraverso infrastrutture gestite da imprese soggette alla giurisdizione di un singolo Stato. L'Avvocato del Diavolo non ha illusioni: il trattato del 1967 è un edificio nobile con la struttura portante progettata per un mondo che non esiste più. IRIS² e la proposta di regolamento europeo sullo spazio sono i primi tentativi seri di ricostruire l'ala europea. Il Portogallo, piccolo ma geograficamente strategico e normativamente aggiornato, ha una finestra. Le finestre nello spazio, come in orbita, si aprono e si chiudono alla velocità di 7.500 metri al secondo. Duarte, Lisbona, giugno 2026.
Duarte
Portogallo · 30 giugno 2026